“Istruzione pilastro dello sviluppo. Non sottovalutare i bisogni dei bimbi”

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«La salute è un concetto complesso: un equilibrio fisico mentale e sociale. Il Comitato tecnico scientifico sembra ignorare il punto di vista sulla psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza».

David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, Cnop, è preoccupato di fronte alla prospettiva di una nuova e drastica chiusura delle scuole. Soprattutto per i più piccoli.

Avete lanciato un appello affinché si tengano le scuole aperte: perché?

«Non si possono fare solo valutazioni economiche e quelle epidemiologiche vanno considerate insieme ad altre. E questo vale soprattutto per le scuole dei più piccoli, infanzia e primarie, che sono fondamentali. Per le esigenze di sviluppo psicologico di quelle età e l’impatto che hanno i vissuti di questa fase nella costruzione della persona adulta. Le decisioni su aperture e chiusure devono tener conto anche di questi aspetti».

Perché le lezioni in presenza sono irrinunciabili?

«Ripeto: mi sembra che gli esperti del Cts sottovalutino l’importanza cruciale della scuola e delle relazioni che qui si creano. Si deve trovare un equilibrio nelle decisioni. Quello dell’infanzia e dell’adolescenza è un periodo che struttura tutta la nostra vita successiva».

Le conseguenze sono diverse per i più piccoli rispetto ai ragazzi delle superiori?

«Gli adolescenti in quale modo hanno trovato una compensazione attraverso l’ uso degli strumenti tecnologici anche per mantenere le relazioni, il contatto sociale. Anche se poi è evidente che ci sono i pro e i contro: rischiamo di avere un’impennata delle dipendenze dalla tecnologia. Anche per loro però il disagio conseguente alla pandemia è amplificato dalla chiusura delle scuole. Ho proposto anche la presenza di uno psicologo fisso nelle scuole affinché proprio qui a scuola bambini e ragazzi trovino una risposta al loro disagio, un aiuto e un conforto. Anche perché per i piccoli non c’è compensazione, in questa fase dell’età evolutiva è indispensabile che la scuola resti aperta».

Quali sono le possibili conseguenze?

«Non voglio lanciare messaggi terroristici ma un bimbo non è una monade: lo sviluppo avviene nella relazione con gli altri e la scuola è il principale momento di relazione, è un pilastro per uno sviluppo armonico del bambino. Se chiude la scuola viene a mancare un riferimento importante, cruciale per lo sviluppo. Fiducia e sicurezza in se stessi si costruiscono nella relazione con i propri coetanei».

Che cosa può accadere dunque ad una generazione che per mesi viene privata di questo pilastro per lo sviluppo?

«Non ci sono studi, non abbiamo precedenti analoghi negli ultimi decenni la scuola non è mai mancata come punto di riferimento per mesi come sta accadendo a causa dell’epidemia. Sappiamo però quali siano le conseguenze dell’abbandono scolastico per i ragazzi che vivono in un contesto di marginalità: disagio e deprivazione. Il concetto di salute comprende anche il benessere psicofisico. Le decisioni del Cts sicuramente sono utili e fanno bene dal punto di vista del contenimento dell’epidemia ma dal nostro punto di vista rischiano anche di fare male nella fase dell’infanzia e dell’adolescenza».



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