Incubo “zona rossa” È la battaglia di Milano

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Coprifuoco, battaglia, lockdown. Parole come pietre che piovono su una città in affanno, preoccupata mentre una dopo l’altra si infrangono le fragili certezze sul coronavirus coltivate in estate e che ora si rivelano illusioni perché gli ospedali tornano ad affollarsi, i medici e gli infermieri ad ammalarsi e il meccanismo di tracciamento è in tilt.

Massimo Galli, direttore di Malattie Infettive del Sacco è amareggiato perché vede vanificati gli sforzi fatti nella prima fase dell’epidemia. «A marzo temevo la battaglia di Milano, ma fu evitata grazie alla relativa tempestività del lockdown. Adesso stiamo per averla, perché l’infezione dilaga» avverte Galli. Proprio perché la città era stata risparmiata in primavera ora, dice Galli «a Milano la gente è suscettibile ad infettarsi, il timore che l’infezione dilaghi è reale ed è testimoniato da quello che vediamo negli ospedali». E i numeri di ieri danno ragione al virologo: oltre 2mila contagi e di questi 917 proprio in città. E Galli confessa la frustrazione degli operatori sanitari di fronte alla necessità di «dover riaprire e ricannibalizzare tutte le attività che erano state restituite all’assistenza corrente». Se non si interrompe il trend di crescita, insiste Galli «è molto probabile che saranno necessari poi interventi molto più drastici. È aritmetica più che scienza». Ma lo stesso Galli riconosce che «un nuovo lockdown generalizzato sarebbe un intervento della disperazione e indice del fallimento di altre azioni di contenimento».

Lockdown e zona rossa: due termini che avremmo voluto cancellare dalla memoria ma che ora rimbalzano di nuovo tra gli esperti e gli amministratori locali. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano ritiene l’eventuale istituzione di una zona rossa «l’ultima ratio» alla quale ricorrere soltanto «se il quadro epidemiologico dovesse peggiorare ulteriormente e la curva non si invertisse». In quel caso l’isolamento dovrebbe riguardare «l’intera area metropolitana».

La sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, ritiene che «al momento non sussistano le condizioni per dichiarare Milano zona rossa». Purtroppo anche per gli esperti dell’Agenzia di tutela della salute di Milano il lockdown, non è più soltanto un’ipotesi lontana. Il problema resta quello del tracciamento. L’Ats si arrende perché di fronte « all’elevato numero di casi non è in grado di garantire tempestiva inchiesta epidemiologica». Il meccanismo della comunicazione tra struttura sanitaria, medico di famiglia e paziente è inceppato: il sistema è al collasso.

Dunque la serrata sembra sempre più vicina. La chiusura dei centri commerciali nei week end è già un pessimo segnale come il coprifuoco alle 23 e la didattica a distanza in tutta la regione. Ma Milano si può permettere un nuovo lockdown? Per i commercianti e gli artigiani che ieri protestavano contro il coprifuoco in piazza San Babila la risposta è no. Le serrande che hanno chiuso e che non si sono più rialzate sono troppe. Dietro quelle saracinesche abbassate ci sono persone, famiglie, speranze: il cuore della città che non vuole fermarsi. Il blocco dovuto al precedente lockdown è già costato carissimo a Milano. Un calcolo indica 15,737 miliardi di mancato fatturato, di cui ben 11,7 nei servizi solo per la città. Cifre emerse dall’ analisi dell’osservatorio Covid Analysis, che ha calcolato il pesp delle diverse attività economiche su dati Istat e rielaborato i dati in base alle proiezioni nei territori italiani sino al livello comunale. La stima delle perdite economiche durante il lockdown per la Lombardia arriva a oltre 35 miliardi di mancato fatturato.



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