Il virus alla Camera, scontro sul voto a distanza

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Il presidente della Camera Roberto Fico propone il voto a distanza per i parlamentari in quarantena. Ma centrodestra e Italia Viva bocciano l’idea. L’incubo Covid piomba a Montecitorio e divide le forze politiche. Ieri si è riunita la giunta per il regolamento per decidere come garantire i lavori parlamentari con l’emergenza sanitaria. Il numero uno di Montecitorio sdogana il voto online: «Ho presentato una serie di proposte da mettere in campo per essere pronti a ogni evenienza. Fra queste anche la possibilità del voto a distanza per i deputati in quarantena», – annuncia Fico, ricordando che «a breve la Camera sarà chiamata ad assolvere compiti fondamentali come la legge di Bilancio». Per Fico «serve un lavoro comune, un confronto costruttivo e una seria collaborazione fra tutti i gruppi parlamentari per consentire alla Camera di lavorare al meglio in questa fase». Sottolineando infine «come il Parlamento non si sia mai fermato durante l’emergenza, adottando tutte le misure necessarie nel rispetto delle prescrizioni delle autorità sanitarie, e non dovrà fermarsi neanche in futuro». Tra le altre opzioni sul tavolo, una diversa organizzazione dei lavori, con l’alternanza settimanale tra le sedute dell’Aula e le riunioni delle commissioni. Ipotesi che saranno esaminate dalla Conferenza dei capigruppo, convocata per mercoledì. Intanto, la Camera potenzia ulteriormente le misure per la prevenzione della diffusione del virus: l’ultima decisione assunta dai Questori riguarda l’uso obbligatorio delle mascherine anche quando si interviene in Aula. E poi saranno introdotti i test rapidi dipendenti e deputati. Sono circa 60, al momento, i deputati in quarantena, di cui 17 risultati positivi al Covid. La situazione è al momento sotto controllo al Senato, dove sarebbero tra 4 e 5 i parlamentari assenti per quarantena o positività al virus. Ma c’è il timore che la situazione possa precipitare nelle prossime settimane. Da qui lo scontro sul voto a distanza. Italia Viva si schiera per il no, con Fdi, Lega e Forza Italia: «Le istituzioni democratiche sono un servizio pubblico essenziale, tanto più in tempo di emergenza», commenta Marco Di Maio, capogruppo Iv in Commissione Affari Costituzionali. «Ridurre la funzione di un deputato o senatore al solo voto a distanza – spiega il renziano – è svilente del ruolo del parlamentare e delle Camere». Una timida apertura arriva dalla vicepresidente della Camera Mara Carfagna: «Se necessario si può ricorrere a modalità non convenzionali, come il voto a distanza per un periodo di tempo limitato». Favorevoli Pd, Leu e M5S. «Condividiamo l’approccio del residente Roberto Fico sulla necessità di interrogarsi sul voto a distanza, vista la situazione legata alla pandemia. Occorre garantire sia il corretto funzionamento del Parlamento, sia l’approvazione della legge di stabilità, come previsto dalla Costituzione. Riteniamo che sia giusto un approfondimento del tema, visto l’articolo 64 della Costituzione e, da parte nostra, non c’è nessuna preclusione in un senso o nell’altro» precisa la deputata del Movimento 5 Stelle e componente della Giunta per il Regolamento, Anna Macina. Ma per sdoganare il voto da remoto servirà una modifica del regolamento.



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