Il rischio contagio è alto. Ma l’ultimo Dpcm ha ignorato i trasporti pubblici

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Per abbattere la curva dei contagi da coronavirus l’ultimo Dpcm del governo giallorosso ha varato una serie di misure restrittive. Tra i provvedimenti annunciati da Giuseppe Conte troviamo la chiusura anticipata alle ore 18 dei servizi di ristorazione – dai bar ai ristoranti, passando per pub e gelaterie – lo stop alle attività di palestre, cinema, piscine e centri benessere, e il semaforo rosso allo svolgimento degli sport di contatto non professionisti. Pochissimi, (anzi: nulli) gli interventi sul tema dei trasporti pubblici, che, a detta di numerosi esperti, avrebbero dovuto essere rafforzati in quanto molto pericolosi per la diffusione del virus.

Qualche giorno fa Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), aveva spiegato ad Agorà, su Rai 3, che il tempo trascorso sui trasporti pubblici, ovvero i mezzi con i quali si sposta quotidianamente gran parte della popolazione, coincide con “un momento di grande pericolo“.

Trasporti pubblici rischiosi

D’altronde stiamo parlando di luoghi ristretti e sovraffollati, dove difficilmente viene rispettato il distanziamento sociale. Questione logistica: soprattutto nelle grandi città, il numero di persone che si muove con i mezzi pubblici è elevato, mentre quello delle corse di autobus, tram e metro è insufficiente per far fronte alle esigenze dei viaggiatori.

Il risultato è che i trasporti pubblici, in una ipotetica classifica del rischio di essere contagiati, potrebbero piazzarsi al primo posto. “Quando gira tanto virus nella popolazione – ha chiarito lo specialista – in termine tecnico si parla di burden virale, cioè di peso in termini di virus che gira nella popolazione. Quando è tanto, è molto più facile trovare persone con alte cariche virali“.

Quello che succede è che “quando di virus ne gira di più, è più facile che trovi anche persone fragili e che determini quello che sta determinando“. Viaggiare sui mezzi pubblici stretti come sardine, dunque, dà una grande mano al virus.

Problema ignorato

Nonostante il governo avesse avuto sei mesi di tempo per rafforzare il settore dei trasporti pubblici, l’ultimo Dpcm non contiene una sola misura sul tema. Per il governo, evidentemente, i contagi avvengono ovunque ma non a bordo di bus e vagoni della metro sovraffollati.

Il fallimento dell’esecutivo giallorosso è stato messo nero su bianco dallo stesso Comitato tecnico scientifico incaricato di consigliare Conte&co. Una nota del Cts aveva evidenziato come “un’importante criticità” fosse “rappresentata dal trasporto pubblico locale” che non è sembrato “essersi adeguato alle rinnovate esigenze“, nonostante il Cts avesse “evidenziato fin dallo scorso mese di aprile la necessità di riorganizzazione, incentivando una diversa mobilità con il coinvolgimento attivo delle istituzioni locali e dei mobility manager“.

Ebbene, al netto di tutto ciò, il Dpcm resta piuttosto vago. Si legge giusto la forte raccomandazione di non spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati, “salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi“. Niente aumento delle corse o altri correttivi che avrebbero potuto aiutare a limitare i contagi.



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