Il retroscena su Conte e il Colle Perché il lockdown è più vicino

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Dopo 8 mesi Giuseppe Conte si ricorda dell’opposizione. Prima il boom inaspettato del Coronavirus, poi un’estate apparentemente calma: il premier non ha mai coinvolto seriamente il centrodestra nelle cruciali scelte per difendere il nostro Paese dalla diffusione del Covid-19. Ma ha riscoperto il valore della collaborazione (anche se per il momento in forma teorica) solamente di fronte alla seconda ondata che ha palesato tutti i ritardi accumulati dal governo giallorosso. Così il presidente del Consiglio ieri si è recato in Parlamento prima di varare l’ennesimo Dpcm, che dovrebbe essere firmato nelle prossime ore: si è detto disponibile ad accogliere i rilievi delle Camere, ringraziando tutte le forze politiche che lavoreranno all’insegna dell’unità.

Aveva chiesto ai presidenti Fico e Casellati di trovare le modalità per assicurare un’interlocuzione e un confronto immediato con il Parlamento, “perché costituiscono passaggi fondamentali“. Meglio tardi che mai. La scoperta però arriva con colpevole indugio. Alla fine è stato servito il contentino: la Camera ha approvato con 464 voti favorevoli e 2 contrari – con voti per parti separate – i punti 12, 13, 14 e 17 della risoluzione presentata dal centrodestra. L’esecutivo si è impegnato a tutelare le persone con fragilità in occasione delle prossime restrizioni e a garantire la sicurezza all’interno delle scuole. Bocciate invece le richieste sulla riapertura delle attività che riescono ad assicurare sicurezza, sull’assistenza domiciliare in favore degli anziani, sui tamponi obbligatori a chi entra nel nostro Paese, sul divieto di ingresso di immigrati irregolari, sul potenziamento delle forze di polizia e sulla pubblicazione dei verbali segreti.

La “cura Mattarella”

Dunque la “cura Mattarella” inizia a dare i primi frutti: il capo dello Stato si è speso in prima persona affinché si collabori e vengano messi da parte gli egoismi e i colori politici. Ha avuto un colloquio con Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, rispettivamente presidente e il vice-presidente della Conferenza delle Regioni, per richiamare alla fondamentale sinergia tra tutte le istituzioni dello Stato. Fonti del Quirinale fanno sapere che si è trattato di un dialogo interessante e proficuo. È sceso in campo dopo lo scontro che si è venuto a creare tra il governo e gli enti locali sulle misure da adottare nel prossimo Dpcm.

Tra la maggioranza – scrive Marco Antonellis su Italia Oggi – c’è chi si dice molto sorpreso dal no arrivato da Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini all’istituzione di un tavolo di confronto permanente. “Davvero non capiamo il perché di questo no netto. Soprattutto da parte di Berlusconi che è quello che ha più da guadagnare da un dialogo col governo. Alla fine invece ha accettato la linea più estremista“, dicono dal Partito democratico. E il Pd, dopo il silenzio della maggioranza di queste ultime settimane, si permette anche di dare qualche lezione morale al centrodestra: “Dall’opposizione non si rendono conto che in tutto il mondo, di fronte a una pandemia, la linea del rigore e della sicurezza paga, sotto tutti i fronti. Continuare con le sole accuse ai governanti di turno è una strategia che porta titoli sui giornali ma ha poco appeal nel Paese“.



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