Il premier si sfoga: gravi responsabilità. I renziani fanno un danno al Paese

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte apre uno spiraglio. Matteo Renzi chiude la porta e fa calare il sipario sull’esperienza giallorossa. Conte si trasforma nel più docile degli agnellini nel giro di 24 ore. L’avvocato del popolo passa dal «ti sfido in Aula» (indirizzato a Matteo Renzi) al «sediamoci al tavolo da buoni amici». La manovra a tenaglia Colle-Pd impone l’inversione a U nella strategia di Palazzo Chigi. Prova a sconfessare il lodo Casalino, che puntava allo scontro muscolare in Parlamento con Italia Viva. Ma la spinta decisiva, al cambio di linea, arriva anche dopo l’intervento di Beppe Grillo: «Un governo di tutti», chiede il comico in una lettera. Ipotesi che viene letta come l’avviso di sfratto per Conte. L’obiettivo è scongiurare l’apertura di una crisi di governo in piena emergenza.

La pressione su Palazzo Chigi inizia all’alba. Dopo il Consiglio dei ministri che dà il via libera al Recovery, Nicola Zingaretti e Luigi di Maio chiedono a Conte di spazzare via dal campo l’opzione di un governo con l’appoggio con i responsabili. L’apertura verso Renzi viene messa agli atti nel pomeriggio, dopo il colloquio del premier con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Conte sale al Colle per aggiornare il capo dello Stato sulle decisioni del Consiglio dei ministri e sullo stato dei rapporti della coalizione. Cinquanta minuti di faccia a faccia al Quirinale, decisivo per il cambio di rotta. Ma il risultato finale non evita lo strappo. Il messaggio del Capo dello Stato è chiaro: «No a maggioranze raccogliticce». Il presidente Mattarella sottolinea «la necessità di uscire velocemente da questa condizione di incertezza, a fronte dell’allarmante situazione causata dalla pandemia». La moral suasion fa ripartire, senza esito, la trattativa tra Conte e Renzi. Il presidente del Consiglio rientra a Palazzo Chigi a piedi. Percorre via del Corso e lancia segnali di disgelo ai renziani: «Il governo può andare avanti solo con l’appoggio di tutte le forze di maggioranza. Non può andare avanti cercando voti qua e là». Conte toglie dal tavolo l’ipotesi di una maggioranza con i responsabili. Si apre uno spiraglio. Non basta. Renzi ritarda di mezz’ora la conferenza stampa, per tentare un’ultima mediazione. Ma non arretra: «Iv esce dal governo. Le dimissioni dei ministri Teresa Bellanova ed Elena Bonetti sono sul tavolo». Il Pd si arrende.

Ora Conte studia le contromosse: dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica o sfida in Aula? Nel frattempo dovrebbe assumere l’interim dei due ministeri renziani. Ieri va regolarmente in Consiglio dei ministri per varare le misure anti-Covid. Lo scenario più credibile porta alle dimissioni. Per rinegoziare un nuovo patto di legislatura con stessa maggioranza. È la strada suggerita dal Pd. Ma l’avvocato del popolo è tentato dalla conta. «Perché – ragionano i collaboratori del premier le aperture di ieri non sono servite». Conte aveva provato a tendere la mano al leader di Iv: «Io fino all’ultima ora lavorerò per rafforzare la coalizione. L’interesse dei cittadini viene prima di tutto». Rilanciando l’offerta del patto: «Sto già lavorando a un patto di legislatura». Auspicando un ripensamento in extremis con la delegazione di Iv: «Spero non si arrivi a questo». Renzi non raccoglie le aperture di Palazzo Chigi. Con Italia Viva che ritira i ministri la crisi è ufficialmente aperta.

In serata Conte accetta le dimissioni delle ministre e anticipa che ne parlerà con il Colle. Il messaggio ai ministri è durissimo: «Purtroppo questa sera Italia Viva si è assunta la grave responsabilità di aprire una crisi di governo, con troppe mine il confronto è complesso. Sono sinceramente rammaricato per il notevole danno che si sta producendo per una crisi nel pieno di una pandemia e di una prova durissima che stiamo attraversando».



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