Il Pd assedia il premier: “Non dimentichi la rabbia che monta nel Paese”

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Accerchiato. Si può sintetizzare in una parola il momento che sta vivendo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte alle prese con la «seconda ondata» di Coronavirus in Italia. Conte percorre un cunicolo angusto tra la tutela dell’economia e la difesa della salute degli italiani, di fronte a una pandemia che è tornata a correre. Attaccato dall’opposizione, pressato dal Pd, il tocco magico del periodo del lockdown primaverile sembra svanito. Il decisionista di marzo e aprile sembra scomparso, appannato dalla scelta difficile di tenere una posizione mediana che possa conciliare tutte le spinte che agitano il Paese. E si agita anche la politica. Di fronte alla possibilità di nuove chiusure generalizzate, caldeggiate dai dem, il centrodestra in serata comincia a picchiare a testa bassa. Così se il lockdown è stato involontariamente il motore del consenso di Conte durante la prima fase dell’emergenza, ora il solo evocare quel termine rischia di mandare a tappeto il premier. «Lo spauracchio di un nuovo lockdown c’è, anche se penso che l’Italia non sia assolutamente nella condizione di reggerne un altro – dice Giorgia Meloni a Dritto e Rovescio su Rete4 – Dobbiamo dirci che se c’è questo spauracchio non è semplicemente per il ritorno di numero importanti sul Covid, c’è soprattutto perché non è stato fatto nulla pur prevedendo che quel contagio sarebbe tornato». La critica dell’opposizione verte sull’assunto che il governo, pur conoscendo il rischio di una seconda ondata, non abbia fatto nulla per prevenirla. «Oggi si rischia un nuovo lockdown perché il governo è stato in lockdown negli ultimi tre mesi», conclude la leader di Fratelli d’Italia. Per il segretario della Lega Matteo Salvini «la situazione è profondamente diversa rispetto a quella dello scorso marzo dal punto di vista delle terapie intensive». Salvini scaccia il fantasma del lockdown: «Ipotizzare un lockdown a Natale è un danno devastante. Mi rifiuto di pensare a chiusure generalizzate perché sarebbe drammatico». Il leghista se la prende anche con il presunto «terrorismo» dei media, mettendo nel mirino i Tg della Rai e di Mediaset.

Mentre il M5s e Italia Viva nicchiano e si oppongono con toni più morbidi e sottotraccia all’ipotesi di una nuova serrata totale, in maggioranza si fa sentire il Pd, che insieme a LeU incarna l’ala rigorista all’interno del governo. Fuoco amico su Conte dal vicesegretario dem Andrea Orlando in un’intervista a Repubblica: «Mi aspettavo una risposta più incisiva, con meno margini di discrezionalità, ora una stretta mi sembra inevitabile». Dal Nazareno contestano l’eccessivo spazio da Conte alle Regioni: «Capisco che si sia deciso di non rompere con le Regioni, ma siccome noi non siamo in grado di sradicare il virus, solo di contenerlo, occorre diminuire le occasioni di socialità», spiega Orlando. L’affondo più deciso arriva dal capogruppo alla Camera Graziano Delrio, durante l’informativa del premier su un ultimo dpcm già superato dagli eventi: «Io vorrei che lei, presidente, non dimentichi la fragilità, l’angoscia, l’impazienza e la rabbia che sta montando nel paese». Delrio invita Conte a non inseguire il miraggio del consenso, dice che «serve un ascolto operoso» e ricorda a Palazzo Chigi: «Dobbiamo mettere in campo uno sforzo ancora maggiore, senza guardare ai sondaggi». Ma l’insofferenza del Pd è tutta politica. Orlando vuole stringere sul tagliando di governo annunciato da Conte e lo avverte: «Si deve preoccupare di più della tenuta della maggioranza».



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