Il nodo spostamenti. Regioni in pressing sulla deroga natalizia. Ma l’ala dura frena

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La partita si sposta in Parlamento. E diventa una corsa contro il tempo con probabile beffa finale: la discussione sul decreto che regola e limita gli spostamenti degli italiani a Natale potrebbe approdare a Montecitorio dopo le feste. Dunque, fuori tempo massimo.

Le Regioni non ne vogliono sapere e hanno posto il tema delicatissimo che riguarda i movimenti fra i piccoli Comuni, vietati nei giorni superfestivi di Natale, Santo Stefano e Capodanno.

Il problema è che ci sono migliaia e migliaia di famiglie separate da una manciata di chilometri ma formalmente residenti in Comuni diversi. Paesi e paesini che si guardano: padri e figli che si sfiorano ma non potranno sedere alla stessa tavola per il pranzo del 25 dicembre.

Il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha scritto una lettera accorata al premier Giuseppe Conte sottolineando proprio questo dato: il Piemonte non è solo Torino, così come l’Italia non è solo Milano o Roma. Ci sono 1.046 comuni sotto i 5mila abitanti: tutti dovranno rimanere al guinzaglio corto nelle ore dell’anno dedicate agli affetti e questo provoca «un sentimento di scoramento» nella popolazione.

Come rimediare a questo vulnus? Nessuna correzione, fanno sapere fonti del governo: non si arretra e non c’è sul punto alcuna volontà di mediazione. Troppi morti. Troppi contagi. Troppi pericoli e il rischio, da scongiurare assolutamente, di alimentare così la temutissima terza ondata. È vero che il numero dei positivi sta diminuendo, ma la situazione è ancora troppo difficile e problematica, meglio non avventurarsi su un sentiero scivolosissimo.

La terna Boccia-Speranza-Franceschini è per la linea dura. Senza deroghe. Senza se e senza ma. E allora la querelle potrebbe spostarsi in Parlamento: critiche e obiezioni non si contano e i colpi di scena potrebbero movimentare il cantiere legislativo.

Insomma, ci potrebbe sempre essere una modifica a questo o quel punto in corso d’opera e le Camere potrebbero riscrivere la norma contestata da milioni di italiani e definita « folle» dal governatore della Lombardia Attilio Fontana. Potrebbe formarsi un fronte favorevole a un approccio più elastico e trasversale a maggioranza e opposizione.

Ma le cose non sono così semplici. A maggior ragione nell’imbuto dei prossimi giorni. Si potrebbe iniziare la discussione al Senato, ma alla Camera incombe la legge di bilancio. E la legge di bilancio blocca tutto il resto. A questo punto bisogna tentare delle proiezioni e fare i conti con la realtà. Molti osservatori sostengono che non si farà in tempo a mettere mano al tema, sempre che questo sia l’intendimento. Non è detto che alla fine si proceda in questa direzione, ai deputati potrebbe mancare la sabbia nella clessidra. O, più semplicemente, potrebbero trovarsi fra le mani i faldoni del decreto dopo le 48 ore cruciali di Natale e Santo Stefano. Certo, si potrebbe intervenire sulla data del 1° gennaio, ma obiettivamente sul punto in questione Capodanno è la meno sentita delle tre ricorrenze.

Il Parlamento dovrebbe in sostanza intervenire su un testo che riguarderebbe, a quel punto, il passato. Chissà. Fra ingorghi e litigi, fra scintille e lacerazioni, è difficile capire quel che succederà. Ma è facile immaginare che gli italiani si rassegneranno e non si esporranno a pesanti sanzioni per superare quel muro invisibile alzato in tutta Italia.

Pazienza. I romani percorreranno molti più chilometri per ricongiungersi ai loro cari. Gli altri trascorreranno ore di festa e di nostalgia.



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