Il “cordone sanitario” dei pm che voleva scagionare Lucano

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Magistratura democratica voleva stringere – per usare un’espressione cara a Nello Rossi, che di Md è l’ideologo – un «cordone sanitario» intorno al sindaco di Riace Mimmo Lucano. È lo spaccato che emerge dall’analisi delle intercettazioni, allegate al provvedimento di condanna dell’ex sindaco per la gestione allegra dei fondi sull’immigrazione del Viminale, tra Lucano u curdu ed Emilio Sirianni, magistrato del Lavoro catanzarese di Md vicinissimo a Lucano. Una parte di queste carte è stata rivelata da Luca Palamara nel libro-intervista con il direttore di Libero Alessandro Sallusti Lobby e Logge, una buona parte è rimasta nel cassetto. E Il Giornale l’ha trovata. «Ho parlato con Lucisano (Roberto, ndr), il quale mi dice che la procura di Locri sta indagando, ma che su questo Md farà una crociata», dice Sirianni a Lucano. Il Csm lo bacchetterà perché parlava con un indagato, ma nulla più. Amen.

Di Md è anche Olga Tarzia, presidente della seconda sezione della Corte di Appello di Reggio Calabria dove è stato incardinato – in tempo record – l’appello di Lucano, come ha già scritto Il Giornale. Ma la Tarzia è anche amica di Lucano, come si evince da alcune intercettazioni inedite. Parlando con Sirianni Lucano ammette di aver dato «una relazione a Olga (Tarzia, ndr)», e Sirianni ribadisce che anche Olga (Tarzia, ndr) è «d’accordo» nel raccontare la diversità dell’esperienza di Riace. E quando si capisce che, nonostante il Procuratore sia «cosa loro» perché anche lui di Md, Olga (Tarzia, ndr) chiede addirittura al prefetto «notizie» su un’eventuale indagine contro Lucano lui nega e traccheggia. Allora la Tarzia e Sirianni capiscono (o sanno) che l’amico Lucano è nei guai perché va bene salvare vite, va bene disobbedire alla legge «come Antigone», dirà lo stesso Sirianni a un convegno di Md l’anno scorso ed è vero che il coraggio di un amministratore si misura dalla sua capacità di sfidare i rigidi formalismi, badando alla sostanza. Ma non capita spesso che un politico, nello sfidare ciò che ritiene «ingiusto», si ritrovi il sostegno incondizionato di un’influente corrente delle toghe.

«Magistratura democratica è nata con una cultura della corporazione, dicendo: noi non siamo giudici imparziali, o meglio noi non siamo indifferenti, noi siamo di parte, dalla parte del più debole, perché questo è scritto nella Costituzione, non perché questa è una rivoluzione», dice Sirianni al telefono, captato dalla Guardia di Finanza di Locri. Eccolo, lo statuto di Md. Se si milita coi «buoni» la legge si interpreta. Nello Rossi non avrebbe saputo dirlo meglio.

Ora, c’è chi legittimamente ritiene la condanna a 13 anni di reclusione inflitta dal tribunale di Locri a Lucano sproporzionata rispetto ai reati dei quali è riconosciuto colpevole. Ma la reazione a questa manifestazione di «indipendenza», quantomeno apparente, squarcia il velo su come alcuni magistrati considerino il proprio ruolo in modo piuttosto eccentrico. E pone il tema di un apparente conflitto tra la neutralità che deve avere il giudice di fronte al thema decidendi e il comportamento dei magistrati «amici» di Lucano. In Corte d’Appello a Reggio Calabria ne ha almeno due. Roberto Lucisano, con cui parlava, presiede la seconda sezione di Corte d’Assise d’Appello, che giudica sui reati più gravi. Mentre la sua causa pare verrà trattata dalla seconda sezione presieduta dalla Tarzia. La giudice che, secondo quanto riferisce l’ex sindaco di Riace, lo riceveva a casa. Gli manifestava il pieno supporto morale. Si interessava con la Prefettura per capire se le ispezioni sarebbero o no sfociate in un procedimento penale.

Un comportamento molto distante da quello di un altro magistrato calabrese molto più noto, il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Che quando scoppia lo scandalo, nel corso di un talk tv, rifiuta di spendere parole in favore di Lucano. Un peccato imperdonabile: «Vedi se prende mai una posizione pubblica chiara contro qualcuno potente dice Sirianni a Lucano – trovami una volta, una volta che nella sua vita lui si è schierato in maniera netta contro qualche politico importante… mai!».

Schierarsi «contro» attribuisce una patente di rispettabilità dalle parti di Md? «È un ignorante e un mediocre, è incomprensibile come abbia potuto assurgere a questa fama e a questa gloria, addirittura scrivere libri. Quello non sa scrivere in italiano», e altri insulti.

Per molto meno Otello Lupacchini, ex Procuratore Generale di Catanzaro oggi in pensione, fu trasferito d’urgenza dal Csm. Aveva osato criticare Gratteri citando alcuni passaggi, poco lusinghieri, vergati dalla Cassazione contro alcuni provvedimenti adottati dalla Procura di Catanzaro.

Chissà come mai il Csm ha chiuso un occhio su Sirianni ed è stato inflessibile su Lupacchini. Una cosa è certa: Lupacchini non era di Md.


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