Il Colle dà 5 giorni per salvare Conte “Gruppi solidi e no ai voti sparsi”

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E Conte? Eccolo, arriva al Quirinale alle quattro di pomeriggio, 21 ore dopo l’uscita dal governo della delegazione di Italia Viva, quando al Colle già ci si chiedeva che fine avesse fatto, perché tardasse tanto a presentarsi davanti al capo dello Stato, che cosa lo trattenesse dal formalizzare la crisi. L’incontro dura fino alle cinque. Sorrisi, formalità, un caffè, un giro d’orizzonte sulla situazione, l’interim per l’Agricoltura lasciata da Teresa Bellanova, l’intenzione del premier di «promuovere in Parlamento l’indispensabile chiarimento politico», che si può tradurre in caccia ai responsabili. E i paletti fissati da Sergio Mattarella. Primo, qualunque cosa succeda, bisogna fare in modo di garantire i ristori e la cassa integrazione: non si farà in tempo ad approvare lo scostamento di bilancio, però «lavoratori e commercianti non possono essere abbandonati». Secondo, la ricerca di un’altra maggioranza non può certo durare in eterno: nel giro di pochi giorni il presidente del Consiglio dovrà «rendere le sue comunicazioni alle Camere». O dentro o fuori. Terzo, i voti sparsi non bastano: serve che i volenterosi, se davvero esistono, formino un gruppo organizzato. Vogliamo forse gestire il Recovery con quattro «centrini»?

Un faccia a faccia disteso ma freddino. La sostanza finale è che, dopo le dimissioni delle ministre di Iv, non si può tirarla troppo per le lunghe. Se il presidente del Consiglio pensa realmente di riuscire a sostituire Matteo Renzi con i Mastella o altri, allora si sbrighi. Siamo nella piena della pandemia, i negozi chiudono, entro metà febbraio dobbiamo presentare a Bruxelles un piano decente per accedere al Recovery Plan e ricostruire il Paese: l’Italia non può permettersi di aspettare i giochini di Palazzo. Conte ha bisogno di tempo? Però il tempo non c’è, gli spiega il capo dello Stato, non si può lasciare un governo scaduto appeso al nulla, non si possono nemmeno finanziare i ristori. In queste condizioni al massimo si può arrivare ai primi giorni della prossima settimana.

L’avvocato pugliese ha quindi fino al 20 per scovare i suoi responsabili, anzi i «costruttori europeisti». E poi? Se li trova, bene, lunedì e martedì si presenterà alle Camere, strapperà la fiducia e resterà a Palazzo Chigi. Se non li trova il copione non cambia molto, dovrà comunque andare in Parlamento e «rendere le sue comunicazioni». Il passaggio e «ineludibile». Quella delle Camere infatti secondo Mattarella è «la strada maestra, la più limpida». Dopodiché, se gli andrà male, Conte potrebbe rimettere il mandato, oppure cedere del tutto a Renzi e farsi riassorbire in un’altra trattativa dall’esito imprevedibile. Di certo il Colle è già pronto ad aprire le stanze e a ricevere le delegazioni dei partiti. Saranno, nel caso, consultazioni rapide, rigorose nei protocolli anti Covid ma non per questo meno attente alle proposte che potrebbero uscire dalla forze politiche. Lo scenario si riaprirebbe completamente, tutto tornerebbe in gioco e quello che oggi sembra impossibile diventerebbe probabile. Dal governissimo all’esecutivo di scopo, fino al gabinetto elettorale. Politico, tecnico, istituzionale, fritto misto.

Draghi, Cartabia, Cottarelli, Franceschini: il totopremier è impazzito, se Conte fallisce in Transatlantico già si pensa al sostituto, visto che quasi nessuno sembra voler andare al voto. Il Colle invece frena, non si avventura in ipotesi sul futuro. Mattarella infatti vuole «affrontare un problema alla volta, quando si presenta», con il suo stile minimalista capace di ottenere risultati. Adesso c’è Conte ancora in pista, che proverà a restare a galla. Ci riuscirà? Sono ore di grandi manovre. Al Senato si lotta contro il tempo e si lavora per mettere in piedi un gruppuscolo centrista, con ex grillini e i rappresentanti degli italiani all’estero. M5s e mezzo Pd puntano molto su questa campagna acquisto, l’altro mezzo pensa a come recuperare alla causa Matteo e maneggia per un governo di scopo che superi il semestre bianco di Mattarella, quando le Camere non possono essere sciolte, e finisca la legislatura.

Il Colle osserva con distacco tutto questo attivismo. Chiede soprattutto una cosa, «rapidità». Il Paese sta soffrendo, non capirebbe manovre di piccolo cabotaggio.



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