I giovani di Giffoni a Orsini, in Italia siamo liberi

Sicuramente Alessandro Orsini, arrivato in jeans, t-shirt e casco della moto sotto al braccio, sperava in un pomeriggio più tranquillo rispetto a quello che ha trascorso tra i giovani maggiorenni che stanno partecipando al festival di Giffoni. Erano moltissimi nella sala Blu della Cittadella, avevano letto le sue dichiarazioni, in vari anche i suoi libri e le loro domande sono state incalzanti e anche puntute. Lui, il saggista e studioso di terrorismo internazionale noto per le sue posizioni considerate filorusse, non si è sottratto al dialogo, tanto che in certi casi ha anche alzato un po’ il tono di voce di solito molto calmo, infervorato dal discorso. Tante le dichiarazioni del prof su Ucraina, Russia, Occidente, Nato e Usa che hanno scatenato le reazioni dei ragazzi. La più significativa è stata forse la frase che uno di loro è corso a dire al microfono dopo che Orsini aveva chiesto in modo provocatorio se fossero “felici di vivere in un posto come l’Italia dove non viene detta la verità su certe questioni”: “Le dico sì, io sono molto felice di vivere in Italia, di poter frequentare un festival come questo, alzarmi e avere la libertà di dire a un microfono che non mi piace il governo Draghi se ritengo giusto dirlo”. Ad aprire il dibattito il direttore di Giffoni Claudio Gubitosi: “Abbiamo difeso la libertà di Giffoni accogliendo il professore. Questi sono ragazzi grandi, dai 18 ai 30 anni. Non sono bambini, sono la società vera. Sono capaci di dire è bello o brutto. Di chiedere e di rispondere. Non vi sostituite a loro. E poi ricordo che qui a Giffoni abbiamo avuto tanti ospiti che la pensano diversamente”. E ha aggiunto: “Abbiamo fatto una marcia per la pace pro Ucraina e sappiamo bene che c’è un paese aggredito e un aggressore, spero che paghino per i crimini che hanno commesso”. A quel punto Orsini, che si è definito un fanatico della libertà, ha voluto far la sua di premessa: “Ho sempre amato fare conferenze nelle scuole superiori, ma per via delle polemiche che circondano i miei interventi ho smesso di andare. È una mia scelta anche non andare in tv nei prossimi mesi, nonostante siano tante le richieste per un mio intervento in varie trasmissioni”. E ha chiarito: “Dicono che non sono abbastanza esperto? Il mio curriculum è segreto per motivi di sicurezza. L’inquisizione c’è solo su di me perché sono critico sul governo Draghi e non sui miei colleghi che hanno zero titoli”. Sulla questione ucraina Orsini non si distacca dalle sue idee: “Il vero problema per comprendere la guerra in Ucraina non riguarda l’espansionismo della Russia, ma bisogna ricordare la vocazione imperialista della Nato e dell’Occidente”. E ancora: “Pensate che l’Occidente sia dalla parte dei buoni. Noi occidentali sosteniamo i dittatori più violenti e sanguinari del mondo, come ad esempio al-Sisi. La logica documentata degli Usa è meglio un dittatore sanguinario che un capo di Stato favorevole alla Russia”. Una Giffoner gli ha chiesto se non trovi cinico sfruttare i bambini nel dibattito sulla guerra. E lui: “Trovo cinico e vergognoso non ricordare che tutte le volte che c’è una guerra muoiono decine di bambini. Le bombe occidentali – ha detto – hanno ucciso, sventurato, dilaniato e massacrato migliaia di bambini e donne incinta musulmane ad esempio. È l’informazione che voi sentite tutti i giorni che è inquinata e non ve lo dice. Voi siete sotto propaganda. Io l’ho solo disinquinata”. E anche: “Pensate che per esportare la democrazia in Oman, ad esempio, valga la pena uccidere, sventrare, massacrare migliaia di bambini e donne incinta? La mia risposta è no, assolutamente no”. Secondo il professore è più facile pensare che ci sia un mostro: “Pensate piuttosto alle responsabilità che hanno avuto e hanno i nostri governanti per questo inferno”. Alla fine del dibattito Orsini ha riconosciuto: “Tornerei mille volte a Giffoni, tutto il Meridione avrebbe bisogno di mille Giffoni. I ragazzi mi hanno fatto domande molto profonde, alcune meno stimolanti ma comunque molto appassionate. Certo se tu hai una idea negativa del tuo interlocutore, è complicato avere un confronto costruttivo perché hai una serie di pregiudizi errati. Ma non dovremmo comunque mai privare i ragazzi della propria passione o capacità di appassionarsi”. Variegate le reazioni dei Giffoner, qualcuno ha lasciato la sala anche prima e davvero in pochi si sono fatti selfie con il prof. “Sono choccata, non è stato un dibattito, lui ci diceva proprio che abbiamo opinioni sbagliate” ha detto una ragazza. O ancora: “Ci dava dei filogovernisti e dei ‘servi di Draghi’ ma poi le sue repliche erano inconsistenti. E poi sinceramente mi sembrava che zittisse sempre le donne”. Un altro giovane: “Peccato non abbia parlato della sociologia del terrorismo in cui so che è davvero molto preparato”.


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