I giochetti di Conte: delegittima il Pd e sfrutta Speranza per scaricargli le decisioni scomode

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Ci tiene, il premier Giuseppe Conte, a far scrivere – dopo un frenetico pomeriggio di incontri di maggioranza e confronti tra governo e regioni sul nuovo dpcm, la cui firma slitta come al solito a notte inoltrata – che è lui il trionfatore del braccio di ferro sul fosco «coprifuoco». E che, grazie a lui, si potrà andare in giro fino alle 22, con la vittoria di Palazzo Chigi sui cattivi (Pd in testa) che avrebbero voluto anticipare le restrizioni alle 20 o addirittura alle 18.

La macchina propagandistica di Palazzo Chigi si era adoperata a far trapelare, già nei giorni scorsi, la notizia del possibile coprifuoco alle 18, utile a far apparire ogni allungamento come un trionfo del buon premier, che ha sconfitto i Savonarola dem (spalleggiato stavolta dai renziani di Italia viva). «Il premier decida sulla base dei dati scientifici e non dei diktat politici o dei veti delle regioni, ascolti i medici», protesta dal Pd Stefano Pedica. Ma al Nazareno allargano le braccia: «Tocca a lui decidere, purchè se ne assuma le responsabilità». Domani è previsto un tavolo di maggioranza per «discutere la gestione politica dell’emergenza», spiegano al Nazareno. Dove escludono che si possa parlare ora di «verifica» o «rimpasto». «Non è certo questo il momento di parlarne», spiegano i dem.

In attesa del varo del dpcm, avvenuto attorno a mezzanotte e mazza dopo lunghi contrasti con le regioni che chiedevano misure «uniformi» a livello nazionale, Conte però ha anche trovato la vittima sacrificale cui accollare le decisioni più scomode. Quelle su cui da giorni va in scena l’imbarazzante scaricabarile tra Regioni e governo: sarà il ministro della Sanità Roberto Speranza, «con frequenza almeno settimanale, a verificare il permanere dei livelli di rischio alto e a provvedere» alle ordinanze che prescriveranno i lockdown, vietando spostamenti e chiudendo attività. I presidenti di regione accettano, visto che il ruolo del governo li solleva dalla decisione, e Speranza fa da scudo umano al premier. Il quale, nel frattempo, registra con sollievo la nuova offensiva polemica di Matteo Salvini contro il governo, che diventa un ottimo alibi offerto a Conte per resistere al pressing del Quirinale sul coinvolgimento delle opposizioni nella lotta al Coronavirus e nelle decisioni di governo contro la pandemia. Ieri Mattarella ha continuato ad operare nel suo ruolo di moral suasion, convocando al Colle i presidenti delle Camere Fico e Casellati, chiedendo loro di agevolare la «centralità del Parlamento» e di «stimolare il dialogo» tra maggioranza e opposizione sui provvedimenti per combattere la pandemia.

Uno dei capitoli ad alta tensione, all’interno del governo, è quello che riguarda la scuola. In particolare i concorsi, indetti dalla ministra Lucia Azzolina con una forte opposizione da parte del Pd e dei sindacati deli insegnanti. La pressione per inserire nel dpcm la sospensione delle selezioni pubbliche è stata fortissima. «Ci sono 64mila insegnanti iscritti alle prove, che si dovrebbero spostare tra zone rosse per sostenerle», dicono dal sindacato. Di questi, ben 7mila sarebbero già esclusi perché in quarantena o in isolamento fiduciario, quindi impossibilitati a sostenerlo. Azzolina, raccontano, ha fatto fuoco e fiamme per evitare che il «suo» concorso finisse vittima del lockdown, arrivando a minacciare le dimissioni. Le anticipazioni serali sul testo del dpcm parlavano di sospensione di «tutti i concorsi pubblici, ad esclusione della Sanità». Ma il testo era ancora fumoso, tanto che a ora di cena un ministro che partecipava alla preparazione del testo ammetteva: «Sul concorso scuola ancora non è deciso che fare, sta trattando Dario Franceschini». Nel frattempo dal Pd e dalle organizzazioni sindacali degli insegnanti saliva il pressing: «Sarebbe pazzesco se si chiudessero le scuole e le Regioni ma non il concorso», denunciava la ex titolare del dicastero per la Scuola, la Pd Valeria Fedeli. In serata, dal ministero di Viale Trastevere trapela una resa parziale: «La sospensione del concorso straordinario è possibile. Il 60 per cento dei candidati ha comunque già sostenuto le prove, e nel primo periodo utile la selezione verrà ripresa e chiusa». Il congelamento del concorso, fino a data imprecisata, è una realtà. Resta comunque un dubbio inquietante: tra ministri che organizzavano concorsi di massa straordinari e ordinari, e ministri che scrivevano libri per spiegare come l’Italia avesse trionfato sul Covid («Perché guariremo», scritto da Speranza e editato da Feltrinelli, che ieri ha ufficialmente comunicato il ritiro dalle librerie dell’opera), possibile che nessuno si fosse reso conto che la «seconda ondata» era in arrivo?



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