Grillo candida la Raggi. Mossa obbligata contro altre spaccature

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Curare, lenire, andare avanti. I 5 Stelle non hanno superato indenni la conversione al governo Draghi ma tutto sommato è accaduto quel che voleva Grillo: sono ancora al governo. E Dibba, Lezzi, Morra non paiono disponibili a guidare una scissione. Sarà più che altro un nuovo sgretolamento: alla fine pare che solo alla Camera nascerà un gruppo autonomo degli espulsi 5s. «Domani ci riuniamo, dovrebbe chiamarsi L’alternativa c’è», annuncia Andrea Colletti.

Ieri il Garante ha risposto al minaccioso appello che Virginia Raggi aveva lanciato nel pieno della crisi che ha dilaniato i 5 stelle. La sindaca aveva minacciato di invocare un voto di Rousseau se il Movimento non le avesse dato piena investitura come candidata alle comunali. Passata la buriana della fiducia al governo Draghi, Grillo ha risposto a modo suo sui social: una foto che lo ritrae sorridente con la sindaca, una frase che non lascia dubbi («Roma ha ancora bisogno di te! Chi sta con Virginia sta con il Movimento») e pazienza per lo slogan involontariamente comico. «Aridaje» in romano non è il rafforzativo dell’incoraggiante «daje», suona piuttosto come la perplessità di fronte a un evento indesiderato che si ripete una volta di troppo.

Pazienza, tanto il messaggio è rivolto soprattutto all’interno del M5s, dove c’è un gran bisogno di pacificazione. Una prospettiva di fronte alla quale la ricandidatura della Raggi è imprescindibile. Lei ha da tempo giocato d’anticipo e si è autocandidata. Disconoscere la protagonista della prima grande vittoria pentastellata aprirebbe la strada a un’altra spaccatura.

Certo, la mossa di Grillo non aiuta il progetto di alleanza organica con il Pd che piace a una parte del Movimento. «L’alleanza Pd-M5s? -ha detto ieri il presidente della Camera Roberto Fico parlando a Napoli- Deve continuare».

Una cosa è certa: il Pd non sosterrà Virginia Raggi. Lo ha chiarito ieri Goffredo Bettini in una replica immediata alla mossa di Grillo: «La Raggi mi pare abbia legittimamente intenzione di ripresentarsi, noi non siamo in grado per l’esperienza che c’è stata a Roma di poterla sostenere in alcun modo». La candidatura più probabile resta quella di Roberto Gualtieri, gradita al Pd romano, che su Calenda non cederebbe mai. In fondo Raggi ha possibilità di vittoria pari a zero, ma i 5 Stelle a Roma non hanno alternative di peso da proporre. E la convergenza giallorossa può comunque realizzarsi nel doppio turno. Non sarà una vittoria ma ancora contenimento del danno.



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