Green, telemedicina e taglio dell’Irpef. Così l’Italia pianifica i 196 miliardi

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I settori di spesa ci sono, la struttura di controllo anche. Tutto il resto è sulla carta, a partire dalle risorse vere e proprie, bloccate dai veti di Polonia e Ungheria. Ieri il governo ha fatto filtrare una bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il quadro programmatico con il quale pensa di impegnare le risorse del Recovery Fund. I fondi sono stimati in 196 miliardi di euro nell’arco temporale 2021-2026. Di questi la maggior parte (74,3 miliardi) sarà destinata alla «Rivoluzione verde e transizione ecologica», mentre circa un quarto (48,7 miliardi) a «Digitalizzazione, innovazione, competitività». Ben 27,7 miliardi andranno alle «Infrastrutture per una mobilità sostenibile», 19,2 miliardi ad «Istruzione e ricerca» e 17,1 miliardi alla «Parità di genere, coesione sociale e territoriale» e, infine, 9 miliardi alla salute. Uno stanziamento un po’ troppo light per un settore piegato dall’emergenza-Covid e che di sicuro induce a una riflessione sul senso del rifiuto all’attivazione del Mes sanitario da parte dei Cinque stelle. In ogni caso, mancano i dettagli di ogni singola linea di intervento, quelli che Bruxelles vorrà controllare con il microscopio.

Le speranze sono grandi. «Grazie agli effetti espansivi del Piano, a fine periodo di investimento (2026) il Pil risulterebbe più alto di 2,3 punti percentuali rispetto allo scenario di base», si legge nel testo. In realtà, il governo sembra ben consapevole che l’anno prossimo si vedrà poco o nulla dei fondi europei e, infatti, si cifra l’effetto positivo di Next Generation Eu a un +0,3% del Pil. E anche uno degli obiettivi fissati è da libro dei sogni: la riforma fiscale arenatasi in autunno tra i veti incrociati Pd-M5s-Iv. «Abbiamo pensato – scrive il governo – innanzitutto a una riforma dell’Irpef, perché è l’imposta principale, interessa circa 41 milioni di contribuenti, e perché è quella che mostra più di ogni altra evidenti problemi di inefficienza, iniquità verticale e orizzontale e mancanza di trasparenza». Il prossimo passo, secondo i desiderata di Conte e Gualtieri, è «intervenire a favore dei lavoratori (sia dipendenti sia autonomi) con un reddito medio, ovvero orientativamente incluso tra 40 e 60mila euro, perché si tratta della fascia che oggi sconta livelli di prelievo eccessivi rispetto ai redditi ottenuti». Le derive utopistiche non mancano mai ma ci sono, comunque, anche delle buone notizie come l’estensione del superbonus al 110% sulle ristrutturazioni che, dunque, dovrebbe estendersi per tutta la vigenza del Pnrr.

Restano, però, tutte le riserve sulla capacità di far funzionare tutta la struttura. La bozza prevede che sull’attuazione vigilerà un Comitato esecutivo, composto da presidente del Consiglio, ministro dell’Economia e ministro dello Sviluppo (Stefano Patuanelli). Viene inoltre individuato il ministro degli Affari europei (Enzo Amendola), di intesa con il ministro degli Esteri (Luigi Di Maio) quale referente unico con la Commissione europea per tutte le attività legate all’attuazione del piano. Ogni settore di intervento sarà coordinato da un responsabile di missione (il cosiddetto «supermanager») ma non è stato quantificato il numero. Non poteva mancare, infine, la task force: un Comitato di responsabilità sociale, composto da rappresentanti delle categorie produttive, del sistema dell’università e della ricerca seguirà l’attuazione del Piano: La vigilanza? Sarà triplice: Corte dei Conti, Corte dei Conti Ue e Anac monitoreranno quantità e qualità della spesa.



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