Giustizia, Conte blinda il M5s. Ma teme il flop sullo statuto

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«Hai mancato di rispetto, hai esercitato la libertà di incoscienza». È la tarda serata di domenica quando il neo leader Giuseppe Conte esibisce il pugno di ferro contro Alessandro Melicchio, l’unico deputato grillino a votare le pregiudiziali di costituzionalità sulla riforma Cartabia assieme alle opposizioni. Melicchio dirà sì alla fiducia, anche perché rimbombano le minacce di espulsione dal M5s prima del voto di fiducia alla Camera sul testo che archivia la «Spazzacorrotti» dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Chi non vota la fiducia è espulso dal partito senza troppi complimenti. Questo è il mantra di Conte dopo le 41 assenze tra le fila pentastellate nella votazione sulle pregiudiziali di costituzionalità, all’arrivo della riforma della giustizia nell’Aula di Montecitorio. Il leader rassicura i grillini nelle commissioni Ambiente sul destino degli eco-reati, dice ai dubbiosi che anche i processi per i reati contro la Pa faranno il loro corso. Il giorno si minimizza, la fronda è ridotta. Più che sulla fiducia, si temono assenze oggi sul voto finale del provvedimento. «Considera che nel gruppo abbiamo anche tanti casi di Covid», dice un deputato al Giornale nel pomeriggio, ridimensionando i malumori. «I ribelli rientreranno, speriamo non quelli che hanno il Covid», scherza. L’ex ministro Bonafede è per il sì alla fiducia. Con lui la deputata Giulia Sarti, co-relatrice del provvedimento. Anche l’ex sottosegretario Riccardo Fraccaro – che non era in Aula domenica – difende la mediazione raggiunta da Conte. «Stasera il Movimento 5 Stelle voterà la fiducia alla riforma della giustizia penale – scrive Fraccaro – La battaglia del M5s ha fatto sì che i necessari correttivi da noi fortemente voluti migliorassero il testo iniziale». Ma la rivolta contro l’ex premier infuria fuori dal Parlamento. La base sui social si scatena a colpi di #ConteServoDelSistema e CON-TE MAI.

Le eventuali espulsioni potrebbero rivelarsi un’arma a doppio taglio. Infatti una frangia di governisti ha chiesto provvedimenti disciplinari anche per i 9 senatori assenti non giustificati mercoledì 28 luglio alla fiducia sul Dl Sostegni bis a Palazzo Madama. Solo che nell’elenco incriminato ci sono alcuni esponenti contiani di primo piano. I nomi più altisonanti sono il reggente Vito Crimi e la vicepresidente del Senato Paola Taverna. E sarebbe difficile, per il neo leader, giustificare un atteggiamento diverso in due situazioni speculari. Però dall’altro lato c’è il timore che una mano leggera su chi non segue le indicazioni del gruppo possa diventare un facile appiglio per chi è stato già espulso per il no alla fiducia a Draghi e ha fatto causa per rientrare. Un rebus che si è innescato a causa della linea ondivaga dei Cinque Stelle sulla giustizia. Conte lo ammette in un’intervista a La Stampa. «Sulla giustizia forse ci siamo fatti trovare un po’ impreparati – dice – ma non ripeteremo quell’errore». Quindi conferma: «Continueremo ad appoggiare il governo, ma Draghi ascolti i Cinque Stelle, il reddito di cittadinanza non si tocca».

Intanto oggi alle 22 si concluderanno le votazioni online sul nuovo Statuto del M5s. Aperte le urne virtuali su SkyVote l’avvocato teme una scarsa affluenza, come anticipato dal Giornale negli scorsi giorni. C’è chi ha paura che il malcontento sulla giustizia possa trovare cassa di risonanza in un voto contrario sullo Statuto. Per chiudere la votazione al primo turno c’è bisogno che si esprima almeno la maggioranza assoluta degli aventi diritto (circa 60mila iscritti). Alle 12 e 30 avevano votato in 12mila. Senza quorum il voto slitterà al 9 e 10 agosto. E per Conte sarebbe già una sconfitta.


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