Giorgio Napolitano, una vita in politica

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Una vita lunga e intensa percorsa da Napoli, dove è nato il 29 giugno 1925, a Roma sempre in compagnia della moglie Clio, conosciuta negli anni 50.

Il primo presidente nella storia repubblicana ad essere stato eletto due volte al Quirinale. Un bis storico per un esponente politico che viene dal partito comunista e che con il tempo ha saputo convincere tutti con il suo pragmatismo, l’ammirazione per gli Stati Uniti (dove era considerato un saldo punto di riferimento atlantico) e la sua eleganza “british”. Ben 96 anni per un presidente in realta’ poco ‘napoletano’ nel senso popolare del termine: uomo riservato, ne’ ciarliero ne’ estroverso, ‘Giorgio il migliorista’ quasi volava nei corridoi del Quirinale dove – in verita’ – di rado appariva. E quando appariva molti lo temevano, per la scrupolosita’ a tratti sconfinante in una pignoleria incapace di delegare. Un presidente mai sopra le righe, attentissimo sul lavoro, garbato nei modi ma inflessibile nelle sue decisioni. Un uomo tutto d’un pezzo del novecento, merce sempre piu’ rara in questo nuovo millennio.

La storia di “Giorgio l’inglese” – un comunista d’esportazione, volto ideale per sdoganare all’estero il vecchio Pci – nasce da lontano e va ben oltre i nove anni passati al Colle: primo dirigente comunista ad ottenere il visto per gli Stati Uniti, ammiratore della cultura anglosassone, ottima padronanza dell’inglese, Napolitano ha sempre amato la politica estera conquistando il rispetto delle Cancellerie. Uno “standing” internazionale guadagnato nel tempo, partendo da lontano e da ruoli politicamente connotati in quegli anni di forti contrapposizioni. Partendo dalla sua Napoli, dove avvenne l’entrata nel Pci attraverso il viatico del ”servizio d’ordine” al congresso regionale. E da li’ a breve attraverso una lunghissima attivita’ parlamentare che lo ha portato al vertice delle istituzioni repubblicane.

Ma il passaggio che lo consegnera’ alla storia come ‘re Giorgio” (cosi’ lo incorono’ il New York Times accostandolo a Giorgio VI, il sovrano divenuto simbolo della resistenza britannica ai nazisti) e’ quello che nel novembre 2011 porta Mario Monti a palazzo Chigi. I critici parlarono di Repubblica presidenziale, di eccessivo ‘interventismo’ e di interpretazione estensiva delle sue prerogative. I sostenitori la giudicarono una mossa determinante per evitare che il Paese, spinto sull’orlo del baratro sull’onda della crisi del debito sovrano, precipitasse.

Fu lui poi a rompere il tabu’ di un doppio mandato alla presidenza della Repubblica, quasi costretto – gia’ in eta’ avanzata – dalla crisi della politica che si dimostro’ incapace di esprimere un nome condiviso nel voto delle Camere. Era il 20 Aprile del 2013 e al sesto scrutinio avvenne la sua rielezione con l’ampia maggioranza di 738 voti favorevoli su 997 votanti. Alla scadenza di ogni settennato, l’idea di lasciare sul Colle piu’ alto l’inquilino di turno si e’ sempre manifestata; eppure il ‘bis’ al Quirinale fino ad allora non era riuscito mai a nessuno.

Fin qui l’attivita’ politica. Ma il Napolitano privato e’ strettamente connesso con Napoli, seppur da decenni viva a Roma nel rione Monti. La Napoli degli studi giovanili, quella del liceo Umberto, e quella degli amici di sempre, quella dei musei, ma anche quella delle tradizioni, come la tazzina di caffe’ al Gambrinus. Cosi’ come Giorgio Napolitano non ha mai rinunciato alle sue visite ad uno dei marchi storici della napoletanita’ , Marinella, dove ama comprarsi le cravatte. Al punto da essersi piu’ volte definito ‘un vero testimonial’ dell’azienda con sede alla Riviera di Chiaia.


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