Fuoco amico sul dpcm. Da Renzi a Bonaccini: “Ora Conte lo modifichi”

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Una manciata di giorni per mantenere la promessa di ristorare le attività colpite dal dpcm, con bonifici «direttamente sul conto corrente, entro metà novembre», questo l’impegno del premier Conte. Il quale, così, ha preso tempo e ha arginato, ma solo in minima parte, la rabbia di ristoratori, baristi e imprenditori costretti a chiudere, che ora attendono di essere risarciti per le perdite (i ristori andranno a circa «350mila imprese» stima il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri). Ma se in questo modo, nella speranza che i fondi siano sufficienti e arrivino senza intoppi a metà novembre, il premier si è allungato un po’ la vita a Palazzo Chigi, l’aria resta comunque molto pesante anche dentro la sua stessa maggioranza. Conte si ritrova già accerchiato dai «pentiti del dpcm», in prima linea i renziani, ma in pressione vanno anche i Cinque Stelle che non vogliono mettere la faccia sulle misure che affossano le imprese e perciò attaccano sui trasporti pubblici troppo affollati e quindi sulla ministra competente, Paola De Micheli (Pd). «Chiederemo a Conte di cambiare il dpcm, nella parte su ristoratori, luoghi di cultura e attività sportiva» annuncia Matteo Renzi nella sua newsletter dopo aver elencato tutta una serie di misure su cui Italia Viva non concorda (la Bellanova è preoccupata per la filiera agroalimentare legata alla ristorazione, la ministra Bonetti contesta la didattica a distanza). I renziani mettono in discussione le basi scientifiche delle misure prese dal (loro) governo, in particolare Renzi ce l’ha con le chiusure di teatri e cinema, quindi con il ministro Franceschini. Ai suoi confida: «Come fa Dario a non capire che il problema non sono i teatri ma treni, autobus e metropolitane?».

Quello dei trasporti è il tema su cui picchiano anche i grillini, per smarcarsi dai provvedimenti che colpiscono gli esercizi pubblici, specie dopo le rivolte in Campania (zona di voti per il M5s). «La ministra De Micheli da giorni minimizza, ma quello del trasporto pubblico rimane un problema da affrontare, serve un piano, subito – scrivono i senatori M5s in commissione Trasporti -. Non si possono chiedere dolorosi sacrifici ad alcune categorie produttive, e poi vedere al mattino ancora treni pieni di pendolari o autobus con persone tutte ravvicinate». Anche i vertici M5s nutrono forti dubbi sul decreto ma finora non hanno voluto attaccare direttamente il loro stesso governo e Conte. Parlano per loro, però, i grillini di rango più basso, come quattro senatori dell’Emilia Romagna che chiedono: «Ma la ministra De Micheli dov’è finita? Che fa? Perché non la si vede mai?».

Un clima rovente che costringe il leader Pd Nicola Zingaretti ad appellarsi agli alleati per non far saltare in aria la maggioranza. «Basta con questo diluvio di distinguo, di se e di ma». La stoccata è soprattutto contro Renzi: «Avere i piedi in due staffe in questo momento è eticamente intollerabile». Ma anche dal Pd arrivano richieste di cambiare rotta. «Il governo ascolti» i contenuti «della protesta civile» dei lavoratori e «veda se qualche correzione si può fare» al dpcm dice il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini (Pd).

Conte si gioca tutto nelle prossime tre settimane, con i rimborsi agli esercenti sul piede di guerra. I soldi dovranno essere sufficienti e arrivare in tempi rapidi. I precedenti non sono tutti incoraggianti, la «potenza di fuoco da 400 miliardi» annunciata con enfasi nel Dl Liquidità è arrivata alle imprese sono in minima parte. Meglio è andata con i finanziamenti erogati direttamente dall’Agenzia delle entrate col Dl Rilancio. É quello il modello per i nuovi ristori, l’unica carta del governo per evitare una rivolta. E per sperare di durare ancora.



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