Franco chiederà una proroga. Letta nel mirino dei leghisti ma lui dà la colpa a Unicredit

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Pochi giorni dopo l’elezione nel collegio di Siena di Enrico Letta, la trattativa tra Mps e Unicredit naufraga. E ora il ministro dell’Economia Daniele Franco tenta la carta della proroga per portare a termine l’operazione di privatizzazione del Montepaschi di Siena. La richiesta potrebbe essere formalizzata a Bruxelles già nella giornata di mercoledì. Una soluzione invocata anche dal sindaco di Siena Luigi De Mossi: «Non sarebbe uno scandalo se Draghi, grazie alla sua autorevolezza, chiedesse all’Europa una proroga per la permanenza dello Stato in Mps. Come purtroppo sappiamo bene, visto quello che è successo al Monte in passato, per questo tipo di operazioni serve il giusto tempo. Banca Mps è un patrimonio non solo di Siena, ma dell’Italia. Draghi e Franco hanno le competenze per interloquire con l’Europa e trovare soluzioni». Una mini-proroga per valutare opzioni alternative (a Unicredit) per l’istituto di credito senese.

Il governatore della Toscana Eugenio Giani suggerisce: «Mps ce la può fare senza essere incorporato in altre banche». Una strada però tutta in salita: il Mef controlla il 64% e deve uscire con la chiusura del bilancio di quest’anno. Si proverà a ottenere un allungamento dei tempi di almeno 6 mesi, fino a giugno del prossimo anno.

Tra le altre ipotesi che circolano in ambienti finanziari quelle di un piano stand alone. Nella sostanza una segmentazione del perimetro ma non uno spezzatino della banca. Lo stop alla trattativa tra Mef e Unicredit segna una battuta d’arresto per l’esecutivo. La comunicazione ufficiale, in una nota congiunta Mps-Unicredit, è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, dopo le 17. Dopo tre mesi la trattativa si arena.

Ma ora la partita diventa tutta politica. Dal Nazareno trapela imbarazzo. La Lega provoca: «Che soluzione propone l’onorevole Letta, eletto pochi giorni fa proprio a Siena? Mesi, anni, miliardi e posti di lavoro persi per colpa del Pd». Letta replica: «Io ho l’impressione che Unicredit pensava di partecipare a una svendita e invece il ministro del Tesoro è stato corretto, aveva preso impegni di valorizzazione del grande patrimonio di esperienza e legame con il territorio che lì dentro c’è. Parliamo del marchio più antico di banca che c’è nel mondo», ribatte dagli studi di Che tempo che fa.

Il crac Mps rischia di mettere in strada 7 mila lavoratori. Il responsabile economico del Carroccio Alberto Bagnai attacca: «È l’epilogo evitabile di una trattativa impostata male, cioè considerando un unico contraente, e condotta peggio, cioè piegandosi all’illimitato vantaggio negoziale conferito alla controparte. La Lega aveva più volte sottolineato come lo scenario stand-alone fosse il più economico e razionale da percorrere anche in un’ottica sistemica, in vista della costituzione di un terzo polo del credito a servizio delle imprese e dei territori».

Italia Viva chiede l’audizione in Parlamento del ministro dell’Economia. Mentre dal fronte grillino arriva l’invito: «Alla luce di queste difficoltà emerse nelle ultime ore, che venga richiesta una proroga dei termini dei negoziati», suggerisce Carla Ruocco, presidente della Commissione inchiesta sulle banche. Ed infine Forza Italia denuncia: «Quelli che hanno distrutto il Monte sono gli stessi che oggi tentano di regalarlo ad UniCredit, addirittura con nuovi soldi dei cittadini italiani», attacca il senatore Massimo Mallegni.

Lo scontro politico si infiamma. La patata bollente passa a Draghi.


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