Federculture, il Covid morde, ora il rilancio

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Un’Italia della cultura divisa. Tra il prima e il dopo lo scoppio della pandemia che, come è comprensibile, fa prevedere perdite altissime. Ma anche tra settori, con cinema, teatro, libri e musica a picco negli ultimi dieci anni e i musei, invece, superstar nel cuore degli appassionati. È la fotografia del Paese presentata oggi dal 16/o Rapporto Annuale Federculture Impresa Cultura, che nell’annus horribilis 2020 sceglie il sottotitolo “Dal tempo della cura a quello del rilancio”. A lanciare l’S.O.S. sono le aziende di settore: a causa del coronavirus oltre il 70% stima di chiudere l’anno con perdite del 40% sul bilancio e il 13% addirittura sopra il 60%. Solo il 22% riesce a immaginare un futuro ritorno alla normalità, mentre il 50% prospetta una riduzione delle proprie attività e ben il 73% teme un taglio di fondi.

Allargando l’obiettivo, i dati rivelano un trend di difficoltà anche prima della pandemia. Innanzitutto con un miliardo di risorse pubbliche in meno al settore culturale negli ultimi vent’anni (si è passati dai 6,7 miliardi di euro del 2000 ai 5,7 del 2018, ultimo anno di confronto per disponibilità di dati). Un taglio dovuto principalmente al calo delle risorse di Comuni, Province e Regioni, mentre il Mibact, dopo una diminuzione nel primo decennio del millennio, ha moltiplicato lo stanziamento con un +48% dal 2010 al 2018. Cifre che spingono l’Italia nella parte più bassa delle classifiche europee, dove la media Ue dell’incidenza di spesa in cultura sulla spesa pubblica totale è del 2,5%, mentre noi siamo fermi all’1,6%. Ma il calo riguarda anche la partecipazione ai momenti culturali. Dopo un 2000-2009 di crescita a due cifre, negli ultimi dieci anni gli italiani frequentano sempre meno cinema (-6,1%), teatro (-8,8%), musica classica e leggera (-4,9% e -4,7%). Al contrario, scelgono musei (+21,5% in vent’anni e +7% dal 2010), siti archeologici e monumenti (+36,8% tra 2001 e 2019 e +19,7% dal 2010).

Chiare le urgenze per Federculture. “Dobbiamo guardare alla fine del percorso – dice il presidente Andrea Cancellato, presentando il Rapporto insieme al vicepresidente Daniela Picconi e al direttore Umberto Croppi -. Bisogna mobilitare tutte le risorse possibili, pubbliche e private, estendendo ogni forma di agevolazione fiscale, a partire dall’Art Bonus”. Ma anche, dice puntando ai finanziamenti europei, provvedere a “una campagna di digitalizzazione” e “all’adeguamento infrastrutturale dei luoghi della cultura in modo da renderli sicuri e accoglienti e favorire l’efficientamento energetico”. Tra gli interventi necessari, poi, “una grande campagna di investimento per una nuova produzione culturale a livello nazionale” e la creazione di “un Fondo Cultura sia nella versione investimenti pubblici che come fondo di garanzia. Un fondo che non costituisce né debito, né deficit per il Paese”, specifica, sottolineando come “un euro di garanzia dello Stato oggi ne produce tre di finanziamenti delle banche al sistema industriale. Per il settore culturale, invece, diventano cinque. Segno che siamo più credibili nella restituzione dei debiti”.

Intanto, ricorda il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, “per fronteggiare l’emergenza” della pandemia solo “quest’anno, siamo arrivati a 9 miliardi di risorse ai settori della cultura e del turismo”. Ogni crisi, aggiunge, “offre anche opportunità”. Lo dimostra la forte accelerata ai servizi online, virtuali e digitali registrata dal Rapporto (80-100% degli attori del settore). “Ora dobbiamo aiutare tutte le imprese e i lavoratori del settore ad attraversare questo deserto. Ma sono convinto che poi ci sarà una ripartenza molto forte. La gente avrà voglia di vivere la bellezza, di consumare cultura, di venire a vedere l’Italia”.


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