Ecco perché la Meloni tifa ancora per SuperMario

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E se il migliore del governo dei migliori andasse bene anzi, meglio – anche per il Colle? Giorgia Meloni non perde occasione per bastonare l’esecutivo del «tutti dentro» al quale lei e il suo partito rappresentano l’unica opposizione. Dall’obbligo vaccinale per gli over 50 al tetto per l’uso del contante, dal super green pass alla scuola, la leader e Fdi fanno pollice verso a Palazzo Chigi e reclamano nuove elezioni. Anche ieri, ancora prima del fallito tentativo di spallata del centrodestra con la Casellati, la presidente aveva ribadito, di fronte alla «desolazione delle manfrine sull’elezione del Presidente della Repubblica», che «con questo Parlamento è impossibile decidere qualsiasi cosa». E dunque «elezioni subito ed elezione diretta del Capo dello Stato sono le uniche soluzioni responsabili», aveva concluso. Per poi, dopo il voto-flop, tornare a sottolineare la lealtà di Fdi, assolvendo il suo partito e la Lega – dai troppi franchi tiratori che hanno affossato la candidatura della presidente del Senato.

Come unica forza politica all’opposizione, Meloni e i suoi possono permettersi di giocare la partita del Quirinale col solo vincolo dell’unità del centrodestra da difendere con forza e convinzione. E infatti Fdi insiste sull’occasione per la coalizione di eleggere un candidato d’area. Ma tutto sommato, se dovesse riaffacciarsi la candidatura che da ben prima dell’inizio dei giochi aleggia sul Quirinale, quella di Mario Draghi, non è affatto detto che Giorgia Meloni la respinga. Anzi, l’ipotesi è più accattivante oggi, per Fdi, di quanto non lo fosse a dicembre o a inizio mese. E l’incoerenza è solo apparente.

Perché da tempo, nel «governo dei migliori», quanti sostenevano l’ipotesi di traslocare Draghi al Colle, pongono come condizione preliminare e ineludibile un accordo per proseguire la legislatura con un nuovo governo, senza tornare alle urne. Ma, tra proposte incrociate di «governi dei leader» tra Renzi e Salvini, mentre il nome del premier continua ad aleggiare sulla partita del Colle, l’accordo non c’è ancora. A Giorgia, però, non importa, anzi: per Fdi, appunto, il ritorno alle urne sarebbe lo scenario migliore per distacco. Poco male se, per arrivarci, toccasse spingere SuperMario fino al Quirinale.
In fondo la leader al premier ha sempre riconosciuto «autorevolezza», e Fdi ha riservato i suoi attacchi più diretti a esponenti della maggioranza con targa Pd-Leu. E se Meloni ha sempre insistito sulla necessità di andare comunque alle elezioni, chiunque sia il prossimo capo dello Stato, sicuramente il trasloco dell’attuale presidente del Consiglio faciliterebbe il lavoro, complicandolo al governo del «tutti dentro» costretto ad andare avanti, tra anime inconciliabili, senza l’amalgama dell’ex presidente della Bce. Così, tra i Fratelli d’Italia, più di qualcuno, e in modo più serio che faceto, strizza l’occhio all’ipotesi che col ritorno in auge di quel nome – se convergessero su Draghi la coalizione e le altre forze politiche – per una volta, e per una votazione, Fratelli d’Italia potrebbe allinearsi alla volontà della maggioranza del «tutti dentro». Sperando, ovviamente, di mandarla a casa.


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