Ecco la scuola “gender free”. Scegli tu di che sesso sei

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L’ideologia gender prende sempre più piede nelle scuole italiane, l’ultima novità è l’introduzione del «registro gender free» alle superiori che consente a uno studente o a una studentessa di registrarsi presso il proprio istituto non con il nome e il sesso di appartenenza scritto nella carta d’identità ma con quelli che si sente di avere. Si tratta di un’iniziativa per realizzare la cosiddetta «carriera alias» introdotta nei giorni scorsi al liceo artistico Nervi Severini di Ravenna in occasione della «giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia» poi seguita dal liceo Serpieri scientifico e artistico di Rimini e dal liceo classico Scipioni-Maffei di Verona. L’idea si è diffusa in altre città arrivando anche a Cesena dove si è sviluppato un dibattito politico tra i sostenitori e i detrattori della proposta nata, secondo il liceo ravennate, «per evitare a persone con disagio continui e forzati coming out, mettendoli al riparo dal bullismo».

In realtà è una decisione che ha suscitato numerose proteste a partire dai genitori come nel caso delle mamme e papà del Comitato per la Scuola in presenza di Rimini che definiscono la carriera alias «illegittima» invitando il liceo cittadino a fare retromarcia. La possibilità di cambiare il proprio nome con la stessa facilità con cui si cambia una maglietta, rischia di favorire l’incertezza dei ragazzi in una fase delicata della loro vita. L’introduzione delle «carriere alias» peraltro bypassa la legge ed è un modo per legittimare la teoria della fluidità di genere fondata sull’autopercezione ovvero non essere più maschio o femmina in base al sesso naturale ma ciò che ci si sente al momento.

Il registro gender pone anzitutto un problema di legittimità poiché le carriere alias non sono contemplate dalle normative vigenti e, il fatto che si tratti di uno strumento di pressione ideologica nei confronti delle istituzioni, non è solo un’ipotesi ma viene apertamente affermato dai suoi promotori. Si tratta perciò di un tentativo anche da un punto di vista mediatico di forzare provvedimenti legislativi quantomeno fuori luogo.

Inoltre, secondo il principio dell’autopercezione, se uno studente nel corso dell’anno scolastico si sente per alcuni mesi di un sesso, poi dell’altro sesso e nuovamente del sesso di nascita, si va incontro a una situazione caotica generando confusione anche tra i docenti e i compagni di classe. Un caos accresciuto nel caso di studenti che si definiscono «non binari» ovvero che non si riconoscono né nel genere maschile né in quello femminile. Proprio al liceo artistico Nervi Severini di Ravenna, c’è un caso di questo genere e lo studente «non binario» preferisce essere chiamato con il proprio cognome e così devono fare i professori.

Il messaggio di fondo è una legittimazione della scissione dell’identità sessuale dal dato biologico verso adolescenti che stanno formando la propria personalità e che dovrebbero trovare nella scuola un punto di riferimento e non un luogo che avvalli una visione di parte della società. Promuovere la carriera alias significa rischiare di mettere in crisi l’identità psicologica di studenti e studentesse anche minorenni. Peraltro, l’introduzione del registro gender free, può rappresentare il primo passo per successive misure come i bagni «gender neutral» favorendo un approccio di carattere ideologico che dovrebbe rimanere fuori dalla scuola.


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