Due notti insonni prima di decidere: così Conte è arrivato alla stretta

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Una decisione sofferta ma che è stata ritenuta inevitabile. Alla fine Giuseppe Conte ha dovuto cedere davanti al costante ed esponenziale aumento dei contagi, preoccupato dallo scenario del lockdown che potrebbe tornare a travolgere il nostro Paese. Il premier avrebbe voluto aspettare la prossima settimana, per valutare gli effetti delle norme già in vigore, prima di introdurre ulteriori restrizioni, ma i numeri degli ultimi bollettini lo hanno convinto ad accelerare. “Il Coronavirus corre veloce e non ci aspetta“, gli hanno più volte ripetuto. E così lo hanno portato a partorire l’ennesimo Dpcm, che rischia di essere una mazzata definitiva ai danni dei titolari di quelle attività che da oggi saranno ancora più colpiti dalle nuove misure.

Il presidente del Consiglio si è dovuto piegare all’ala rigorista, composta da alcuni ministri che avrebbe voluto da subito il pugno duro. Aveva messo in conto le rivolte dei cittadini e le proteste dei commercianti. Sa benissimo che l’Italia è “spaccata a metà“, ma continua a sostenere che chi ha la responsabilità di assumere decisioni cruciali “non può lasciarsi influenzare“. Per l’avvocato sono stati giorni travagliati, in cui si è dovuto confrontare duramente con le Regioni e con le varie correnti di pensiero all’interno del governo. Mentre il Partito democratico e una piccola parte del Movimento 5 Stelle spingevano per una netta stretta, Italia Viva e la maggioranza dei grillini invitavano alla calma e a porre l’attenzione sulle drastiche conseguenze economiche. “Dobbiamo stringere ancora, con questi dati rischiamo di non reggere. Le prossime settimane si preannunciano molto complesse, non possiamo abbassare la guardia“, è stata la considerazione di Conte.

Le due notti insonni

Le raccomandazioni degli esperti scientifici sono state accolte, ma la scelta non è stata affatto facile: come riportato dal Corriere della Sera, il premier avrebbe dormito solamente quattro ore negli ultimi due giorni. A dimostrazione del fatto che ci son volute circa 48 ore per fargli cambiare posizione. Fondamentali sono stati i confronti con i ministri e l’osservazione dei dati. “Un dramma per migliaia di persone e piccoli imprenditori“, lo definisce in privato. Ma, tiene a sottolineare, non c’era altra strada. Il rischio di distruggere una serie di attività, dalle palestre ai ristoranti, è purtroppo concreto.

Dice di essere comprensivo verso la stanchezza, l’ansia, la rabbia, la frustrazione e la sofferenza provata da molti italiani. Una conseguenza naturale dopo mesi di dure restrizioni. Però invita i cittadini a tenere ancora duro per essere più liberi a dicembre: “Ce la faremo anche questa volta, riusciremo a venire a capo anche di questa seconda ondata, anche per passare un Natale più sereno“. Prima di dare vita ufficialmente al nuovo Dpcm si è però voluto assicurare che le misure di ristoro che il Ministero dell’Economia ha già predisposto saranno sufficienti. Peccato che i dubbi in merito siano infiniti: Roberto Gualtieri, titolare del Mef, ha assicurato indennizzi a tutti gli esercizi pubblici oggetto delle restrizioni introdotte, ma non si conoscono ancora cifre e tempistiche. Il timore è che i soldi promessi possano tardare ad arrivare anche questa volta. Un errore che sarebbe imperdonabile.



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