“Dovevamo chiudere tutto ma c’era il rischio di rivolta. Ora i contagi cresceranno”

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Professor Agostino Miozzo, la nuova stretta natalizia non è eccessiva?

«Assolutamente no. La curva dei contagi sta peggiorando e si corre il pericolo di tornare indietro. Non dimentichiamoci che un mese fa avevamo 40 mila casi di Covid al giorno. E se si allargano troppo le maglie dei permessi, a gennaio si mette a rischio tutto: la riapertura delle scuole, delle attività produttive e anche l’avvio della campagna vaccinale. Con una nuova ondata epidemica sarà difficile trovare i medici e gli infermieri se saranno tutti impegnati a curare i malati».

Allora perché non avete chiuso tutto come in Germania?

«Da noi c’è stato un peggioramento improvviso e inaspettato nel giro di una settimana. Ci sono tre regioni in crisi sanitaria, e altre regioni che oscillano in peggio come la Liguria e il Lazio. Con questi numeri si sarebbe dovuto chiudere tutto per tre settimane».

Invece la gente ha solo anticipato l’esodo natalizio.

«Molti avevano già comprato i biglietti, se avessimo bloccato tutto sarebbe scoppiata la rivoluzione. I movimenti erano già in corso, non c’era altra possibilità se non quella di ricordare a tutti di usare prudenza, prudenza, prudenza».

Una stima sulle movimentazioni?

«Si controllano aerei e treni ma è difficile sapere quanta gente si sposterà in auto. Di sicuro in queste settimane la curva dei contagi aumenterà».

Però avete dato la possibilità di andare a trovare anche gli amici durante le festività.

«Non possiamo sottovalutare la necessità di avere relazioni personali con amici e parenti nel periodo natalizio. Ma è un’indicazione che non deve essere male interpretata. I contatti vanno limitati, si può incontrare una persona sola, non dieci. E anche nei contatti familiari si raccomandano le precauzioni».

Pensa alle persone fragili?

«Soprattutto quando ci sono di mezzo loro bisogna usare mille accorgimenti. La nonna che abita in un’altra casa va trattata come un’estranea. Capisco che è un messaggio difficile, ma il Covid è cinico con gli affetti».

Lei vedrà qualcuno a Natale?

«Mio figlio, che ha deciso di venire a trovarmi da Torino. Io pensavo che non sarebbe venuto, ma cosa gli dico, non ti voglio vedere?».

E che fa, lo abbraccia?

«Innanzitutto lui farà un tampone rapido, poi starà in casa con noi distanziato e al tavolo mangeremo molto lontani, come nei pranzi della regina col tavolo fratino».

Il tampone rapido non è una soluzione?

«È una garanzia effimera, è un mordi e fuggi, vale per incontrare la nonna per qualche ora. Ma se il virus è in incubazione, la situazione può cambiare dopo 48 ore».

Il decreto vieta agli over 14 di uscire di casa con i genitori durante le feste. È una svista?

«Non è una svista, ma il tentativo di scoraggiare il più possibile incontri con non conviventi, ridurre i rischi insomma».

Pensando al nuovo anno, se risale l’Rt non si riapre neppure la scuola?

«Se in nome di un rischio di contagio potenziale fermiamo tutto a gennaio, vuol dire che abbiamo fallito. Invece dobbiamo lavorare e impegnarci per ripartire. In particolare, devono funzionare i tavoli aperti con i prefetti per monitorare le criticità dei territori. E per il momento tutti stanno lavorando benissimo».

Quindi anche lei pensa che l’apertura delle scuole vada fatta per aree territoriali?

«Ha senso aprire la scuola quando in una provincia o in una regione sono state risolte le criticità dei trasporti a cui va aggiunta la possibilità di fare monitoraggi nelle scuole usando i tamponi rapidi. Se un ragazzo è positivo non si paralizza una scuola, ma si fanno subito i test ai compagni di classe».

Il fisico Battiston dice di riaprire le scuole solo se l’Rt è inferiore a 0,5.

«Quello è un buon indicatore. Il nostro target per un controllo efficace è di 50 infezioni su 100mila. E siamo molto lontani da quell’obiettivo».



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