Donzelli, il Gian Burrasca della destra

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Preciso, iperattivo e guastafeste. Giovanni Donzelli è il Gian Burrasca della destra italiana che, pur di fare le pulci ai “kompagni” toscani, si scorda di mangiare e lascia a bocca asciutta persino i suoi collaboratori.

Chi lo conosce bene racconta che va matto per la cioccolata, una passione nata probabilmente per addolcirsi le giornate di questi ultimi suoi 25 anni dedicati alla politica. Particolarmente impegnato nel combattere il sistema di potere rosso che ha portato al declino Firenze e la Toscana, in prima linea per difendere la trasparenza e denunciare sprechi, privilegi e clientele”, si legge sul sito di questo 44enne deputato meloniano che dal 2018 è alla sua prima esperienza in Parlamento. “Inutile cercarmi per chiedere raccomandazioni o agevolazioni personali”, scrive nella pagina dedicata alla sua breve biografia.

In gioventù fatto l’animatore nei villaggi, proprio come il Cavaliere, ma ha anche lavorato come strillone per la Speedy srl, la società dei genitori di Matteo Renzi, il quale“si faceva vedere verso le 11, a ritirare le copie incedute”. “Voleva spiegare a noi come si vendevano i giornali ai semafori senza averne mai venduto uno”, ha raccontato Donzelli al quotidiano Libero. “Mi critica, ma quello l’ho pure votato quando si candidò alle elezioni universitarie”, è la confessione che pare si sia lasciato sfuggire l’attuale leader di Italia Viva.

Sì, perché il ‘nostro Gian Burrasca’ ha iniziato la sua carriera politica nel ’94 tra le fila del Fuan e, nel giro di pochissimi anni, è diventato presidente di Azione Universitaria e, in seguito, portavoce nazionale della Giovane Italia. Donzelli, insomma, sembra rientrare a pieno titolo in quella che il collega Francesco Boezi ha definito “la generazione Atreju”. Dai banchi universitari a quelli di Montecitorio il passo è breve, ma è arricchito dall’esperienza da consigliere comunali a Firenze nel 2004 e da quella di consigliere regionale dal 2010. È dalla sua Firenze che Donzelli si costruisce la fama di rompiscatole denunciando favoritismi, smascherando il clientelismo imperante e costringendo i politici locali alle dimissioni. Nel 2018 si improvvisa curatore di una singolare mostra fotografica sui rapporti tra la Chil, azienda dei Renzi, e la Fidi Toscana, la finanziaria della Regione che si fece garante con soldi pubblici che la famiglia del leader di Italia Viva non restituì mai.

Gli addetti ai lavori, però, non descrivono Donzelli come un politico ossessionato da “Il Bomba”, soprannome che accompagna Renzi sin dalla giovinezza. No, il ‘nostro Gian Burrasca’ è stato anche promotore, prima nella sua regione e poi alla Camera, della legge “taglia-business immigrati” per fermare la mangiatoia delle cooperative rosse nel settore dell’accoglienza. La sua ultima battaglia riguarda il caso dei tamponi irregolari acquistati dalla Regione Toscana e che hanno dato esiti sballati. I ben informati assicurano che sia stata proprio questa sua indole da guastafeste ad averlo fatto entrare nelle grazie di Giorgia Meloni che lo ha voluto come responsabile dell’organizzazione del partito.



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