D’Alema scopre le carte e si smarca da Giuseppi: apre già al “dopo-Conte”

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Torna a parlare anche Massimo D’Alema che, intervistato dal Corriere della Sera, parla a trecentosessanta gradi del futuro della politica italiana.

Per quanto riguarda nello specifico la sinistra, l’ex segretario del PdS è convinto che ci sia ancora vita, come di recente aveva affermato. Un’opinione che viene motivata dai risultati delle regionali, nelle quali sarebbe stato proprio il Pd ad impedire alle destre di sfondare. Così come in questo momento, a livello nazionale, la medesima compagine starebbe affrontando al meglio un’esperienza di governo in condizioni estreme. Nonostante tali premesse al suo ragionamento, tuttavia, D’Alema sta già pensando alla necessità di un “partito nuovo”. “Il Pd era nato con la vocazione maggioritaria; ma non solo non ha raggiunto il 50%, è anche lontano da quel 30% di italiani che si riconoscono nella sinistra”, spiega al giornalista l’attuale presidente dell’Advisory Board di Ernst Young (società di consulenza globale). “Le formazioni che se ne sono staccate, compresa quella che per ragioni morali ho contribuito a fondare, hanno anch’esse fallito il loro obiettivo politico. Serve una forza nuova, una vera e propria associazione politica, che abbia degli iscritti”, puntualizza. “Non dico i milioni di un tempo, ma cento, duecentomila persone che possano volersi iscrivere a un partito, abbiano il potere di decidere e non deleghino ai meccanismi casuali delle primarie la selezione della classe dirigente. In più dovrebbe avere una ideologia.

Si torna dunque a parlare di ideologia, un tema caro a D’Alema, che spiega durante l’intervista cosa si può intendere con questa parola nei giorni nostri da un punto di vista concettuale. “Una visione del mondo, un insieme di valori e un’idea del futuro. La destra mondiale è rinata su basi ideologiche: la terra, i confini, la nazione, la religione, l’identità. Come può vivere la sinistra senza idee-guida?”. Bisogna appassionare le persone, secondo l’ex membro del Pci, e per fare ciò non sono sufficienti i programmi politici. “E senza partiti non c’è classe dirigente. In Francia la produce lo Stato; ma in Italia, dopo la morte dei partiti, la famigerata casta si è afflosciata come un corpo senza più ossatura. Oggi gli strati alti della società si tengono lontani dalla politica, e quelli popolari ne sono esclusi e respinti. Rischiamo di regalarne il monopolio a una classe di déraciné”.

E per quanto riguarda il sistema elettorale per il quale spinge il Pd? Tutto corretto, ma lo sbarramento al 5% rischia di affossare potenziali alleati contro il centrodestra. “È giusto, è l’opposto dell’idea di bipartitismo per cui era nato. Se però indichi una soglia di ingresso del 5% ai tuoi potenziali alleati, da Speranza a Renzi, da Calenda a Bonino ai Verdi, che sono tutti intorno o sotto il 3%, senza dar loro nel contempo una prospettiva politica comune su cui convergere, rischi anche di destabilizzare il governo. Il quale è invece senza alternative.

Quale, invece, il giudizio sul governo Giuseppi II? Anche in questo caso il commento è abbastanza laconico, visto che all’orizzonte non pare esserci nulla di meglio, secondo D’Alema, che resta convinto dell’idea che Pd e M5S dovessero fin da subito siglare un’intesa. Dopotutto sono due partiti con alla base un’evidente ideologia di sinistra: “Quando prendono tre/quattro milioni di voti alla sinistra e vincono al Sud sulla base di un programma di redistribuzione del reddito, di destra non sembrano”, dice infatti l’ex premier parlando dei grillini.

Ma quindi il governo presieduto dall’uomo dei Dpcm in diretta tv è il migliore possibile? D’Alema, in realtà, passerebbe oltre questa esperienza di governo in favore di un esecutivo di larghe intese (magari presieduto da Draghi?). Anche da parte sua, quindi, si potrebbe voltare pagina, visto che l’opzione Conte non è certo quella che lo convince di più. “Non ho detto che è il migliore”, puntualizza infatti. “Ho detto che è senza alternative. Certo, se la destra fosse più matura, se riconoscesse che il Covid è una tragedia ben peggiore di quanto aveva predetto, e che l’Europa è oggi per noi la soluzione e non il problema, e si proponesse per un governo di più ampie intese, si potrebbero seguire altre strade. Ma la destra italiana non ha oggi questa maturità”. In parole povere o la destra accetta di snaturarsi e perdere le sue connotazioni avvicinandosi all’idea di globale che vuole la sinistra o non se ne parla neppure.



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