Crisi, le mosse segrete in Aula. Un ministro può far cadere Conte

L’idea serpeggia silenziosa tra i parlamentari di Fratelli d’Italia, ma anche altri ci pensano. Presentare una mozione di sfiducia contro Alfonso Bonafede per forzare la mano a Matteo Renzi, “accelerare” la rottura definitiva di Iv con la maggioranza e provocare prima del tempo la caduta del governo Conte.

Nessuno per il momento ne parla apertamente. Meloni non ha bollinato l’idea e non se n’è discusso ufficialmente nel centrodestra. Ma l’ipotesi è sul tavolo: “Ci stiamo ragionando”. L’ha sussurrato pure Enrico Costa di Azione, suggerendo all’ex sindaco di Firenze di sfiduciare il Guardiasigilli come pensò di fare a maggio. Già, perché la lunga partita iniziata lo scorso 13 gennaio ha un pregresso e una data di scadenza. Il tempo concesso ieri da Mattarella a Conte per formare il gruppo di “costruttori” pare sia di un paio di giorni, e comunque non potrà andare oltre il 27 gennaio. Mercoledì prossimo il ministro dovrà presentare una relazione al Parlamento sullo stato della Giustizia e l’inciampo appare scontato. Renzi ha detto che non intende votarla e il Luciano Nobili vede già il “governo andare sotto”. Quali sono allora gli scenari?

Va ricordato cosa accadde lo scorso maggio. Era il tempo delle scarcerazioni e lo scontro tra Bonafede e il giudice Di Matteo. Il centrodestra e Emma Bonino presentarono due mozioni di sfiducia. Renzi s’era convinto a votare con l’opposizione, poi all’ultimo fece retromarcia. Una scelta che ancora gli brucia allo stomaco, tanto da tirarla fuori pure martedì durante l’infuocato intervento al Senato. Sintetizziamo: “Salvai Buonafede per vincolo di maggioranza, ma oggi non lo rifarei più”.

Conte ha insomma una bomba a orologeria sotto la sedia. Non solo a Palazzo Madama non ha il controllo sulle commissioni parlamentari. Ma deve trovare anche 161 senatori disposti a votare la relazione di Bonafede o tutto va in malora. Operazione complicata. Appare difficile immaginare il socialista Nennicini, erede della tradizione craxiana, appoggiare la prescrizione dei manettari grillini. Lo stesso dicasi per Maria Rosaria Rossi, un tempo molto vicina al Cav. Idem per Lorenzo Cesa (oggi investito da un’indagine puntuale come un’orologio svizzero) e il resto dei centristi. Moriranno giustizialisti? Tic tac, tic tac. Più si avvicina la relazione sulla Giustizia e più Conte traballa: se Buonafede cade, poi viene giù tutto. È logico: coi numeri di oggi, se Renzi vota contro, il governo al Senato è in minoranza. Le dimissioni in blocco poi sarebbero la logica conseguenza.

Bonafede balla sulla graticola. I cronisti parlamentari lo registrano nero: Renzi – s’infuria – “preannuncia il voto contrario a una relazione che non ha ancora letto”. Sa di avere le ore contate come Guardiasigilli, vada come vada. Gli scenari infatti sono due: 1) Conte lascia tutto così com’è e rischia l’osso del collo. 2) Il premier arriva a mercoledì senza Bonafede alla Giustizia, magari – come si inizia a ipotizzare – cedendogli la famosa delega ai Servizi. Sarebbe una rivoluzione, e a quel punto un passaggio al Colle appare scontato, ma sarebbe il prezzo da pagare ad eventuali transfughi di Italia Viva, Forza Italia e Udc per l’approdo nel nuovo gruppo. Pure Renzi a quel punto potrebbe continuare ad astenersi. Pare peraltro che la relazione non sia ancora pronta: può tranquillamente scriverla il nuovo ministro.

Ed è qui che entra in gioco la mossa di FdI. Due opzioni. La prima è quella, difficile, di anticipare il voto di sfiducia a Bonafede, così da far scattare il detonatore. I tempi sono stretti: dev’essere motivata e comunqie va presentata subito. Depositandola oggi o domani, entro martedì si potrebbe pure votare. Qualora tuttavia il blitz non dovesse riuscire, serpeggia pure un colpo di coda. Se Bonafede dovesse superare indenne questi sei giorni, lo scontro verrà solo rimandato: ci sono sempre la riforma penale, quella civile, la grana Csm e le risorse per le procure nel Recovery Plan. Tutti buoni motivi per ripresentare la mozione di sfiducia. Se invece Conte cambiasse Guardiasigilli, allora il mirino di FdI si sposterebbe su un’altra valida candidata: Lucia Azzolina. Renzi nel suo intervento l’ha criticata sulla scuola senza appello: votarle la fiducia ai banchi a rotelle gli farebbe perdere la faccia. Se cadono lei o Bonafede, è la speranza dell’opposozione, si porteranno dietro pure Conte.



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