Così torna l’incubo stangata sul mattone. Allarme Confedilizia: “Difendere i risparmi”

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L’assist delle Commissione europea sulla casa al mai sazio «partito delle tasse» rischia di provocare un altro vulnus alla classe media, già schiacciata tra una inflazione galoppante e una riforma fiscale spesso penalizzante. Bruxelles chiede infatti di intervenire sul catasto per aggiornarne valori ritenuti ormai «obsoleti». In sostanza per aumentarli con un effetto a cascata sulle tasse che già colpiscono il mattone. La Commissione vuole poi modifiche sul fronte del lavoro, dell’Irpef e della Concorrenza.

Partiamo dal mattone, il settore forse più amato dagli italiani quando si parla di investimenti e l’oggetto più ambito ai fini della proprietà. «Finisce la pandemia e la Commissione europea torna a riproporre la sua raccomandazione all’Italia di aggiornare il catasto per aumentare le tasse sulla casa. È sconcertante e il fatto che qualcuno già parli di assist nei confronti di Palazzo Chigi è significativo», mette in chiaro il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. La relazione del Tesoro, ricorda l’associazione, «ammette espressamente che l’articolo sul catasto è coerente con la richiesta della Ue di aumentare l’imposizione sugli immobili attraverso l’intervento sul catasto».

Insomma la fregatura per gli italiani appare dietro l’angolo. L’accordo fra centrodestra e Draghi, «non può più lasciare tranquilli», conclude Spaziani Testa: «Se nella maggioranza c’è una parte che vuole davvero difendere il risparmio delle famiglie italiane e opporsi a ricette economiche distruttive, pretenda che la riforma fiscale, peraltro non legata al Pnrr e comunque dai pericolosi contorni di una delega in bianco al governo, non giunga in porto. Ne guadagnerà il Paese intero».

Dura anche Unimpresa, secondo cui sul mattone grava già una patrimoniale da 11 miliardi l’anno, considerando 4,8 miliardi di tassa di registro sulle compravendite, 3,8 miliardi di Imu, 1,6 miliardi di imposte ipotecarie, 800 milioni sulle successioni. «Sembra dunque fuori strada l’indicazione dell’Unione europea, orientata a ottenere un inasprimento delle tasse sul ”mattone” in Italia.

Sono i lavoratori, comunque, – prosegue Unimpresa a sopportare il maggior peso delle tasse nel nostro Paese: poco meno della metà del gettito (42%), infatti, è legata all’Irpef (209 miliardi su 491 totali). Le aziende, invece, tra i 32 miliardi di Ires e i 23 miliardi di Irap, versano all’erario 56,3 miliardi (11%).

Tornando alla Commissione il diktat, in base a quanto trapelato, riguarderà poi cuneo fiscale e Concorrenza. Comprese quindi le concessioni balneari, la cui prove di rimodulazione hanno già visto la ferma opposizione del centrodestra. Delicato anche il nodo del cuneo fiscale: un terreno che da tempo divide il fronte delle aziende, che stanno attraversando difficoltà crescenti a causa delle caro energia, e i sindacati che reclamano un aumento dei salari anche per far fronte al caro vita.

Bruxelles dovrebbe poi sottolineare la necessità di ridurre le aliquote Irpef, soprattutto quelle marginali, e soffermarsi su quanto sia «essenziale» per il nostro Paese completare il Pnrr per sostenere la crescita e creare un ambiente favorevole agli investimenti. L’Italia ha 100 obiettivi del Pnrr da raggiungere entro fine 2022, 45 dei quali entro il 30 giugno, traguardo parziale per sbloccare la seconda rata dei fondi europei, pari a circa 24 miliardi. Quasi superfluo ricordare che il Pnrr è in gran parte finanziato con il denaro messo a disposizione dalla stessa Europa.


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