Così il Pd si piega al muro del premier

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La Caporetto di Pd e Leu si consuma a metà pomeriggio, quando dalla bozza del decreto legge sul Natale sparisce il vincolo di parentela per le visite nelle abitazioni private. Saranno dunque consentiti pranzi e cene a casa di amici, con un massimo di due ospiti (ma senza conteggiare gli under 14). Una gigantesca eccezione alla rigidità professata in questi giorni dai ministri Dario Franceschini, Francesco Boccia e Roberto Speranza. E che, nei fatti, trasforma l’annunciato lockdown in un grande compromesso. Insomma, fatta la legge trovato l’inganno. Perché se la regola prevede la zona rossa per i festivi e quella arancione per i prefestivi, l’eccezione varata ieri dal Consiglio dei ministri consente riunioni in casa anche solo con gli amici. Basta che gli ospiti non siano più di due, anche se magari accompagnati da uno, due o tre figli minori di 14 anni. Un modo per allargare non poco le maglie di un lockdown che fino a 24 ore fa il Pd e Leu giuravano sarebbe stato rigorosissimo. Per non parlare della difficoltà che questa novità comporta per qualsiasi verifica dei comportamenti non consentiti da parte delle autorità di pubblica sicurezza. Con buona pace delle annunciate sanzioni da 400 a 1.000 euro per chi trasgredisce.

Come vogliono le regole d’ingaggio della politica, però, tutti fanno sapere di aver vinto, in primo luogo il Pd. Un po’ come i pugili quando finisce l’ultimo round e sono in attesa del verdetto ai punti. Che, nel caso specifico, vede invece spuntarla la linea morbida sostenuta da settimane da Giuseppe Conte. Dopo giorni di riunioni ad alta tensione, infatti, il premier è riuscito a portare a casa una serie di eccezioni alla regola generale della zona rossa/zona arancione che, di fatto, ne riducono grandemente l’impatto. E pensare che il capo delegazione dem Franceschini ha più volte detto a Conte che con l’arrivo della terza ondata a gennaio si sarebbe «pentito» del suo approccio soft. Mentre il ministro della Salute Speranza ha ripetutamente lamentato la mancanza di una linea chiara: «Con tutti questi ritardi e queste eccezioni stiamo mandando al Paese un messaggio confuso che nessuno capirà». Riflessioni condivise pure dal titolare degli Affari regionali Boccia, anche lui da sempre per la linea del massimo rigore.

Che si è nei fatti squagliata davanti al muro di gomma alzato da Conte e dalla sponda che gli hanno servito due leader politici con cui il premier ha, per ragioni diversi, un pessimo rapporto. Il primo è l’alleato (si fa per dire) Matteo Renzi, visto che Italia viva ha sempre caldeggiato un approccio morbido. Il secondo è Matteo Salvini, perché il suo continuo battere sul tema è stato comunque oggetto di valutazione al tavolo dei vertici di maggioranza. È evidente, infatti, che c’è un pezzo di Italia che è in sintonia con il leader della Lega. «Il Paese è stanco e sfiancato, con un eccesso di rigidità si rompe la tenuta sociale», è sbottato ieri Conte durante il vertice davanti alle insistenze dei ministri di Pd e Leu. Che, più o meno tutti, gli hanno risposto per le rime: «Ti stai assumendo una responsabilità pesantissima. Se a gennaio ci sarà una terza ondata, ne sarai corresponsabile».

Anche se, in verità, sarebbe stato più onesto usare il plurale. Perché è vero che Franceschini, Boccia e Speranza sono riusciti ad ottenere la zona rossa e pure ad estenderla fino al 6 gennaio, mentre il premier considerava già cosa fatta solo otto giorni di massima allerta (cioè fino al 3 gennaio). Ma non c’è dubbio che le diverse eccezioni approvate – prima fra tutte quella del via libera agli incontri in casa tra persone senza alcun vincolo di parentela – fanno passare un messaggio che è l’esatto contrario del rigore teorizzato in queste settimane da Pd e Leu.



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