Contro-manovra per utilizzare i fondi europei

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Sosteneva Marco Tullio Cicerone nel De natura deorum, che «Un aruspice non può incontrare un altro aruspice senza ridere». E gli aruspici erano sacerdoti che nell’antica Roma esaminavano le viscere degli animali sacrificati per trarne indizi sul futuro. Mai aforisma fu più vero se applicato alle moderne discipline economiche. Fare previsioni in economia è infatti quanto di più difficile possa esistere.

Non vorremmo certamente essere nei panni dei previsori economici. Eppure, questo lavoro sporco deve essere fatto. E certamente non tutti lo fanno allo stesso modo, perché non tutti «azzeccano» le previsioni allo stesso modo. Una recente analisi dello European Fiscal Board, l’istituzione comunitaria che si occupa dell’osservazione delle politiche economiche degli Stati membri, ha rilevato come l’Italia sia il Paese che tra il 2013 e il 2019, nei programmi di stabilità e convergenza inviati a Bruxelles, presenta il maggior numero di previsioni «ottimistiche» e gli errori di previsione sul calcolo del Pil nominale maggiori, seconda soltanto alla Slovacchia. Ciò significa che il nostro Tesoro è pertanto o più sfortunato rispetto agli altri omologhi europei, oppure è meno capace di effettuare le previsioni. Oppure, terza soluzione, c’è da pensare che i numeri, più reali, calcolati dai bravi funzionari, siano «rivisti» in chiave ottimistica (ed elettorale) dal Governo (di turno), per farli sembrare migliori agli occhi degli italiani. Noi propendiamo per questa terza spiegazione.

Qualsiasi sia il motivo dell’errore, resta il fatto che i documenti programmatici di bilancio, DEF e Nadef, risultano sistematicamente sbagliati nelle loro previsioni.

Per esempio, dopo il crollo vertiginoso del Pil registrato nel secondo trimestre 2020 per effetto del lockdown primaverile, il Governo aveva stimato (anche in ragione dei 100 miliardi iniettati più o meno bene nell’economia italiana) un rimbalzo positivo nel terzo e nel quarto trimestre. Quello del terzo si sta fortunatamente concretizzando, ma quello del quarto purtroppo non ci sarà, perché, nel frattempo, dalla pubblicazione della Nadef di fine settembre, è subentrato il nuovo lockdown parziale delle imprese (in gran parte del terziario, della ristorazione, del tempo libero), costrette a chiudere o a limitare la loro attività, che costerà altri punti di perdita di Pil, soprattutto a causa della caduta dei consumi.

Impossibile ancora stimarli ma certamente possiamo ragionevolmente ipotizzare che anche il quarto trimestre sarà a crescita zero o negativa. Con i conseguenti effetti di trascinamento negativo anche sul 2021, anno per il quale il governo stimava una forte crescita della produzione. Da qui l’inevitabile peggioramento dei rapporti di finanza pubblica, deficit/Pil e debito/Pil, stimati, proprio dalla Nadef a 10,8% e 158,0% per il 2020, rispettivamente.

In sintesi, i documenti di bilancio, Nadef e DBP, devono già essere tutti riscritti. E siccome questi sono la base macroeconomica sulla quale sono calcolati i saldi della manovra, significa, di riflesso, che anche questa è completamente da riscrivere, prevedendo probabilmente un quarto scostamento da subito per coprire il maggior deficit conseguente ai nuovi Dpcm restrittivi (2020) legati alla seconda ondata, e un secondo scostamento per il 2021, per finanziare maggiori spese nella prima metà dell’anno e per agganciare le risorse del Next Generation UE Fund dalla prossima estate. Non è pensabile finanziare le maggiori spese (ristori) di questo fine anno semplicemente pescando dai fondi non impiegati dei tre decreti della prima ondata.

Con questi chiari di luna, con il nervosismo dei mercati, l’accesso a tutti i fondi europei (Sure, Bei e Mes) si rende a questo punto indispensabile per non stressare troppo il roll-over (rinnovo) del debito pubblico, già sotto pressione per i 100 miliardi in più rispetto al 2019, che il Tesoro è stato costretto a emettere.

Non siamo poi come in primavera, in presenza di un lockdown generalizzato. Siamo in presenza di una situazione in cui tutto rimane aperto (a cominciare dalla libera circolazione dei cittadini), tranne le specifiche attività che il Governo decide di chiudere. Una decisione mirata del Governo, non un effetto indiretto di una decisione generale. Quindi è tempo di risarcimenti pieni, non di indennizzi parziali.

Insomma sbagliato minimizzare (come tende a fare il ministro Gualtieri), sbagliato ristorare ad capocchiam, sbagliato rincorrere (come con la prima) la nuova ondata pandemica.

Ci ricordiamo tutti l’iniziale previsione di Gualtieri a marzo: sarebbero bastati 3,5 miliardi di «discostamento» di maggior deficit (!). Sappiamo come è andata a finire. Ecco, sarebbe ora di smetterla. Gualtieri, con le borse a picco e lo spread in rialzo, ascolti di più e faccia un bel bagno di umiltà. Ammettere di aver sbagliato e accettare i consigli è segno di forza e di intelligenza. Il contrario è solo arroganza perniciosa.



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