Conte ora le spara grosse

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Le prime dosi del vaccino anti Covid-19 potrebbero arrivare a dicembre e saranno somministrate alle categorie più fragili ed esposte. Nel corso della conferenza stampa tenuta per informare i cittadini sulle misure contenute nell’ultimo Dpcm, Giuseppe Conte si è lasciato andare a facili entusiasmi. Il premier, pur senza fissare una data precisa o indicare un giorno X sul calendario, ha gettato nella mischia un annuncio tanto ipotetico quanto fuorviante.

“A dicembre potrebbero arrivare le prime dosi. Se gli impegni saranno confermati, potremo intervenire subito per somministrarli alle categorie più fragili ed esposte al pericolo”, ha spiegato Conte. Il problema è che mentre Conte prometteva “ristori” e “indennizzi” per “tutti coloro che verranno penalizzati dai provvedimenti” del Dpcm, un rinomato immunologo come Antony Fauci, membro della task force della Casa Bianca contro la pandemia, spiegava, tra mille condizionali e incertezze, che un vaccino contro il Covid-19 potrebbe essere disponibile negli Stati Uniti prima della fine dell’anno “solo se si dimostrerà sicuro ed efficace”.

Annunci e promesse

La differenza è tanto lampante quanto evidente. Da una parte troviamo un presidente del Consiglio che, probabilmente per rassicurare una popolazione stanca di promesse e Dpcm, ha trasformato un’ipotesi complessa in un mezzo annuncio. Dall’altra c’è un esperto di fama internazionale che, pur prendendo in considerazione l’eventualità che un antidoto possa effettivamente arrivare entro il 2021, ha sottolineato alla Bbc una serie di aspetti da prendere in considerazione. Primo: il vaccino deve superare gli ultimi test e dimostrare la sua efficacia. Secondo: le eventuali dosi disponibili a dicembre non saranno certo a uso e consumo dell’intera popolazione americana. Già, perché comunque Fauci ha parlato della situazione negli Stati Uniti, senza soffermarsi di quando il resto del mondo potrà mettere le mani sul famigerato vaccino.

In ogni caso, ha concluso Fauci, prima che il medicinale sia disponibile su larga scala dovranno passare diversi mesi del 2021. Molti nel governo giallorosso, al contrario, continuano a parlare come se a dicembre dovesse, per certo, arrivare il vaccino. Prendiamo la diretta Facebook del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. L’esponente del Movimento 5 Stelle è stato emblematico: “Abbiamo entro fine anno l’arrivo del vaccino, abbiamo nel 2021 l’arrivo del vaccino per le popolazioni, se possiamo considerare questo come l’ultimo miglio più impegnativo, facciamolo con il massimo della nostra responsabilità e impegno, perché possiamo uscirne come Italia, come Europa, come mondo”. Conte è stato più cauto e non si è sbilanciato: “Con questo quadro di misure confidiamo di poter affrontare più distesamente il mese di dicembre. Confidiamo di arrivare al Natale con predisposizione d’animo serena. ma certo non è che a Natale, anche se arriveranno le prime dosi dei vaccini, potremo tutti abbracciarci e fare feste e festicciole… L’importante è arrivarci sereni”.

Quando arriverà il vaccino

Perché parlare di vaccino quando nessuno è ancora in grado di dire con certezza quando arriverà l’antidoto anti Covid? Far credere ai cittadini che a dicembre potrebbe arrivare un medicinale con il quale difendersi dal nuovo coronavirus è inesatto per due ragioni. Intanto non sappiamo se l’antidoto arriverà entro la fine dell’anno; poi, anche se nella migliore delle ipotesi così dovesse essere, bisogna sempre considerare l’aspetto logistico. Ovvero: non è che a dicembre tutti riceveranno il vaccino in una settimana. Serviranno mesi affinché la popolazione possa riceverlo (burocrazia e organizzazione permettendo).

Per il direttore generale dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), Nicola Magrini, la valutazione dell’Europa per il vaccino di AtraZeneca, uno dei più avanti nella sperimentazione, “è iniziata ma per ora abbiamo solo i dati sugli animali. Ancora non ci sono stati sottomessi i dati degli studi clinici”. Ad Agorà, su Rai3, Magrini è stato chiaro: “L’approvazione potrebbe arrivare tra gennaio e febbraio. I tempi sono straordinariamente veloci rispetto a quelli soliti, ovvero anni, qui si parla di mesi. Capisco che c’è una meta psicologica per fine anno, ma se non è dicembre e sarà gennaio è la stessa cosa”. Certo è che in un mare di incertezze come quello che circonda la pandemia di Covid sarebbe doveroso non creare allarmismi né, tuttavia, illudere le persone.


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