Condanna bis a sei anni per Alemanno. L’ex sindaco di Roma rischia il carcere

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La Mafia, alla fine, non c’entrava, ma lui era comunque l’uomo di riferimento politico della cricca bipartisan di Mafia Capitale. Così, in Appello, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno si vede confermare la condanna a sei anni di reclusione arrivata in primo grado (a febbraio del 2019) per corruzione e finanziamento illecito nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta Mondo di Mezzo, indagine esplosa con fragore nel dicembre del 2014 e che ruotava intorno al «comitato d’affari» messo in piedi da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, il «rosso» e il «nero».

Già in primo grado la sentenza era stata più severa delle richieste del pm, e anche ieri la storia si è ripetuta, visto che il sostituto procuratore generale, Pietro Catalani, in mattinata aveva chiesto di riconoscere il solo reato di corruzione, riducendo la pena a 3 anni e sei mesi. Invano. Perché, come ha insistito il pm Luca Tescaroli, proprio Alemanno sarebbe stato il punto di riferimento politico di Buzzi e Carminati, dai quali avrebbe ricevuto 298.500 euro in cambio di appalti, indicazioni su nomine e una mediazione per permettere alle società di Buzzi di rientrare da crediti vantati con il Campidoglio. Quando la Cassazione aveva eliminato l’odore di Cosa Nostra dall’inchiesta, derubricando l’associazione mafiosa in semplice associazione per delinquere, Mondo di Mezzo sembrava essersi sgonfiata. Tra gli altri, lo stesso ex sindaco aveva esultato evocando la fine di uno «sciacallaggio politico». Ma ieri la sua condanna è stata confermata, ribadendo, in sentenza, il suo ruolo di epicentro politico dell’organizzazione criminale, come personaggio di spicco «inserito al vertice è ancora Tescaroli che parla del meccanismo corruttivo», cercando inoltre di «schermare la propria persona» raccogliendo le «indebite utilità» non direttamente ma «prevalentemente tramite terzi propri fiduciari». Questi «uomini di fiducia», ha spiegato il pm, «sono stati proiezione della persona di Alemanno, che ha impiegato per la gestione del proprio potere, e si sono interfacciati con gli esponenti apicali di Mafia Capitale, suoi corruttori», ossia i «soliti» Buzzi (che ieri si è detto «esterrefatto» per la condanna) e Carminati.

Alemanno, presente in aula, dopo la lettura della sentenza si è detto «sconcertato», spiegando che «questa sentenza di Appello pur di condannarmi smentisce una decisione della Cassazione secondo cui i miei coimputati sono stati riconosciuti colpevoli di traffico di influenze. A questo punto io sono un corrotto senza corruttore. Evidentemente mi sono corrotto da solo».

Ora all’ex sindaco, che continua a «proclamare la mia innocenza come ho fatto dal primo giorno», non resta che presentare ricorso già annunciato in Cassazione, per evitare di doversi trovare a scontare la condanna e a finire dietro le sbarre. Una prospettiva alla quale il senatore di Fi Francesco Giro nemmeno pensa: «Verrà certamente assolto in Cassazione».



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