C’è il bando per 2mila assunzioni. Per il tracciamento è troppo tardi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

É il fattore «T» che ha portato di nuovo l’epidemia fuori controllo. T come tamponi e tracciamento: sono pochi, si aspetta troppo sia per eseguirli sia per avere i risultati. Il governo cerca di correre ai ripari, in ritardo, e ieri ha annunciato un bando per reclutare 2mila operatori da inviare nelle strutture sanitarie per velocizzare il processo dei test. La Protezione civile garantisce una procedura lampo: gli operatori saranno in campo nel giro di pochi giorni. Ma il punto è che il tracciamento a tappeto doveva partire all’inizio di settembre quando i contagi erano sotto i mille al giorno. La soglia per il contenimento del coronavirus secondo gli esperti era di almeno 200mila tamponi al giorno. Soglia ritenuta insufficiente ad esempio dal microbiologo Andrea Crisanti che ne chiedeva almeno il doppio. Ora le conseguenze sono evidenti e governo e regioni giocano al solito scaricabarile sulle responsabilità. Ieri si sono seduti insieme intorno ad un tavolo a caccia di soluzioni che però se avranno effetto porteranno benefici tra settimane. Il bando è stato annunciato dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, al termine della riunione con i governatori.

«Con un’ ordinanza di Protezione civile creiamo un contingente per potenziare le reti sanitarie interne alle Asl e rafforzare le operazioni di tracciamento – ha spiegato -Il bando sarà rivolto ad un doppio profilo 500 data entry o richiesta informazioni sulle procedure da seguire e 1.500 operatori socio sanitari per effettuare tamponi, test e tracciamento»

Il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli assicura che entro domani il bando sarà chiuso e «nel giro di qualche giorno gli operatori saranno sui territori».

Il fallimento del sistema di tracciamento è finito di nuovo nel mirino delle analisi della Fondazione Gimbe. La «brusca impennata» del rapporto tra positivi e casi testati salito al 10,9 per cento «certifica il fallimento del sistema di testing & tracing per arginare la diffusione dei contagi» da coronavirus. La «prima diga» è definitivamente saltata in alcune regioni: ad esempio in Valle d’Aosta dove oltre un caso testato su 3 è positivo e in Liguria, quasi 1 su 4. I dati confermano che «i sistemi di tracciamento sono già saltati in gran parte del territorio nazionale e adesso l’obiettivo primario è prevenire il sovraccarico di ospedali e terapie intensive, al fine di contenere l’incremento della letalità» osserva Nino Cartabellotta presidente Gimbe.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, punta a semplificare e velocizzare il sistema cambiando «la convenzione con medici di medicina generale per far rientrare il tampone tra i punti dovuti» visto che non basta aumentare il numero dei tamponi ma anche quello del personale che deve eseguirli. Il ministro ipotizza anche «una sperimentazione come sta avvenendo a Trento per effettuare gli antigenici anche in farmacia». Ma la collaborazione con i medici di base e le farmacie non poteva partire prima?



Fonte originale: Leggi ora la fonte