Avviso di sfratto a Conte. E uno schiaffo anche dal Colle

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No, davvero non è un buon momento per Giuseppe Conte. Renzi che gli dà i venti giorni, mezzo governo che gli impone la linea dura sul Covid, la curva del contagio che non rientra, la paura dei cittadini, il nervosismo delle cancellerie europee, Supermario Draghi dietro l’angolo: e ora ecco pure due schiaffi istituzionali. Il primo, felpato, gli arriva da Sergio Mattarella (nella foto). Bisogna «condividere» di più, dice il capo dello Stato, «la pandemia impone di non chiudersi in se stessi». Per rilanciare l’economia e «gettate le fondamenta per il domani» serve «una governance efficace» e non si può pensare di fare tutto da soli. Il secondo, molto più duro, glielo rifila Elisabetta Casellati. «I ritardi sulle regole per Natale sono incomprensibili. E basta decreti legge, la centralità delle Camere non è incompatibile con la rapidità delle decisioni».

Certo, Mattarella parla al corpo diplomatico e, per forza di cose, il suo è un discorso di ampio respiro: Europa, globalizzazione, sfide internazionali, coesione tra i Paesi per combattere il virus. I problemi italiani restano sullo sfondo. E al Quirinale non sfugge il taglio politico, di posizionamento, del presidente del Senato: una volta tanto, viene fatto notare, le parole della seconda carica dello Stato non sono coordinate con quelle della prima, quanto meno nei toni. Non sono più i tempi della Trimurti istituzionale. Però c’è un filo comune che lega i dubbi del Colle e le aperte critiche della Casellati e riguardano la incerta gestione del Coronavirus da parte del governo.

La numero uno di Palazzo Madama, durante lo scambio di auguri con la stampa parlamentare, insiste sulla disorganizzazione sanitaria, sulle difficoltà per i vaccini, sulla confusione provocata tra la gente, del pericolo di un disagio sociale «fuori controllo», sull’assenza di un raccordo effettivo con l’opposizione, nonostante le promesse. Dov’è, chiede, la collaborazione più volte annunciata? Mattarella mette l’accento invece sulla necessità degli Stati di darsi da far insieme, attaccandomi i nazionalismi che bloccano lo sviluppo. «Nessun Paese, da solo, si è dimostrato in grado di proporre risposte efficaci alla crisi. Occorre maggiore compattezza e solidarietà, il vaccino deve arrivare ovunque nel mondo, sia per giustizia che per sicurezza di tutti». Insomma, «bisogna collaborare».

Ecco, la collaborazione, anzi la sua mancanza, è il concetto chiave della giornata. Sono mesi che, senza troppi risultati, Mattarella spinge Conte a mollare un po’, a condividere le responsabilità, a coinvolgere nella scelte le Regioni e il centrodestra. Invece vede con rammarico che il premier non riesce a condividere nemmeno con i suoi ministri. Commissari, comitati di esperti, task force, qualunque stratagemma è buono pur di restare in sella. E il presidente del Senato non può che essere d’accordo: troppi Dpcm, dobbiamo valorizzare il ruolo del Parlamento, «tutelare le sue prerogative». Finora, si lamenta, solo tante chiacchiere, pero «ad oggi non abbiamo visto grandi frutti».

Poi, il Recovery Fund. «Nessuna cabina di regia o nessun gruppo di esperti può sostituirsi alle necessarie decisioni delle Camere», avverte la Casellati. E qui il giudizio collima con quello del Quirinale. Mattarella, sempre attento alle forme e alla sostanza della Repubblica, non ha mai gradito le strambe architetture messe in piedi una dopo l’altra dal capo del governo. La commissione Colao, gli Stati Generali a Villa Pamphili, adesso la cabina di regia: mezzucci per guadagnare tempo e mantenere il controllo. Ma già da un paio di settimane il Colle ha avvisato il premier: finiamola con questi giochetti, non possiamo «perdere l’occasione» di ricostruire l’Italia. Serve un piano di sviluppo «efficace»: ma esiste? E Conte è in grado?



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