“Aspettiamo i nuovi dati poi lunedì la decisione” Un round alla Lombardia

Milano. «Incoraggiante». Una decisione definitiva ancora non c’è, ma il decreto pronunciato ieri dal presidente del Tar è un punto a favore della Lombardia, un passo che autorizza a sperare davvero in una «zona rossa breve», quella che il governo ha mostrato finora di non volere.

Certo, le restrizioni sono ancora tutte lì, in vigore da cinque giorni, eppure esaminando il ricorso lombardo il giudice amministrativo ha fissato un’udienza per lunedì, e soprattutto ha disposto l’acquisizione di nuovi dati. Una decisione, questa, che non era né automatica né scontata, e potrebbe anche preludere all’accoglimento delle istanze avanzate dalla Regione, che ha chiesto l’annullamento non solo dell’ultima ordinanza ministeriale sulle zone, ma anche del decreto nella parte in cui definisce i criteri per classificarle.

La Lombardia, come la Sicilia, da domenica scorsa è tornata al livello massimo di restrizioni, ma a differenza della Sicilia l’ha fatto controvoglia, solo per effetto di questa decisione ministeriale che da una settimana ormai è discussa e contestata, anche perché fondata su dati vecchi, su una fotografia inattuale della situazione epidemiologica e sanitaria.

Indicatori di contagiosità superati, incidenza settimanale ignorata, capacità ospedaliera sottovalutata, in Regione sono convinti che la «punizione» sia eccessiva e «immeritata». E anche i numeri di questi ultimissimi giorni descrivono un quadro confortante, da zona arancione almeno. Così, dopo un tentativo (inutile) di mediazione sul piano istituzionale, il governatore Attilio Fontana ha scelto di percorrere la via legale e tre giorni fa ha depositato il ricorso contro i provvedimenti governativi e nel contempo ha presentato un’istanza cautelare che chiede al giudice di sospenderli per evitare che si produca un danno prima che arrivi la sentenza di merito (i tempi processuali ordinari sono molto lunghi).

L’ipotesi di una zona rossa breve è stata ammessa – come tale – dallo stesso Fontana, e sarebbe stata un’onorevole via d’uscita per un ministero fortemente imbarazzato dalle reazioni polemiche contro lo «schiaffo alla Lombardia». Due giorni fa però, il ministro della Salute Roberto Speranza ha escluso la possibilità di un compromesso. Ora la parola passa al giudice, che dovrà sciogliere definitivamente il nodo. Il presidente del Tar, oggi acquisirà dati completi e aggiornati (quelli della settimana dal 10 al 17 gennaio) li esaminerà fino a domani e lunedì dirà finalmente la sua. Ma evidentemente non considera campata in aria la questione.

A sostenere le ragioni di Palazzo Lombardia davanti al Tar del Lazio si sono costituiti in giudizio anche Confagricoltura, Coldiretti e Copagri, le organizzazioni di produttori ugualmente penalizzati da vincoli che colpiscono in prima battuta commercianti, ristoratori e baristi. Coldiretti ha stimato che solo nella filiera agroalimentare i vincoli costeranno in un mese 250 milioni. Ora, cinque giorni sono già passati, ma la speranza è di dimezzare la durata di questa «punizione». E forse da oggi è più concreta. «Prendiamo atto del rinvio disposto dal Tar e attendiamo l’udienza di lunedì» si legge in una nota di Palazzo Lombardia, dove si incrociano le dita. «Sicuramente è un segnale incoraggiate – commenta anche il presidente di Confagricoltura Lombardia Antonio Boselli – anche se il passare dei giorni crea ulteriori difficoltà. Noi non ci siamo mai fermati, è vero, ma abbiamo pagato anche sulla nostra pelle il primo lockdown. La preoccupazione per questa zona rossa è anche nostra».



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