Arrestati (e già liberi) due pregiudicati. L’ira di Lamorgese: “Scontri preordinati”

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Dieci, cento, mille «Genny ‘a carogna». Dietro i violenti che l’altro ieri hanno trasformato un pacifico corteo anti-lockdown in guerriglia urbana, c’è un substrato criminale che Digos e carabinieri di Napoli conoscono bene. Gli uomini del questore Alessandro Giuliano stanno visionando i filmati degli scontri di venerdì (ma anche quelli di ieri, quando si sono verificati disordini analoghi con lancio di bombe carta contro i poliziotti): è probabile che gli investigatori individuino «vecchie conoscenze». Due erano stati già arrestati in flagranza di reato durante la fase calda delle violenze di venerdì sera. Ieri Sono stati processati per direttissima e condannati a due anni di carcere; peccato che potranno subito tornare a delinquere, visto che la pena è stata sospesa nonostante risultino entrambi pregiudicati e vicini al clan. Decine le persone come loro che hanno risposto al tam-tam via internet che ha fatto da prologo ai disordini che si sono scatenati attorno al palazzo della Regione subito dopo la diretta social del governatore De Luca che annunciava la «chiusura di tutto»: uno show a muso duro con tanto di esibizione di una lastra polmonare di un malato Covid ricoverato in terapia intensiva in un ospedale cittadino. Mentre De Luca era impegnato a mostrare i muscoli e il sindaco De Magistris saltava da un talk televisivo all’altro, i camorristi mettevano a punto la migliore strategia «militare» per infiltrasi nel corteo dei commercianti. Da una parte le chiacchiere a favore di telecamera del coppia De Luca-De Magistris, dall’altra i fatti dei delinquenti simpatizzanti di Gomorra. E il riferimento alla serie televisiva ispirata al libro di Saviano è tutt’altro che esagerata, considerato la tecnica usata dai delinquenti per aggredire i poliziotti: volto nascosto dal casco, motorini usati per ostacolare le forze dell’ordine, bombe carta, bastoni, cassonetti incendiati ecc; il tutto dimostrando di conoscere perfettamente il territorio d’azione e di averne il pieno controllo.

Secondo la Digos i responsabili del raid rispondono a profili eversivi precisi ma variegati: un puzzle pericolosissimo le cui tessere sono composte da ultras fuori controllo, affiliati (o semplici simpatizzanti) alle famiglie camorristiche, membri di estrema destra e antagonisti dei centri sociali. Insomma, tribù di gentaglia che in tempi di guerra è disposta anche a chiudere un occhio sulle differenze «ideologiche» che le separa in tempi di pace. In questo senso Napoli è da sempre un «laboratorio» per sperimentare «gemellaggi» con la violenza che fa da uno «interesse comune». Il day after del presidente De Luca è terribile, ma lo «sceriffo» non fa passi indietro: «Qui c’è la regia della criminalità organizzata, avantio con il rigore». E per fare fronte all’emergenza ieri si è riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.

«Nel gruppo dei violenti abbiamo accertato la presenza di camorristi», rivela il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese e il suo vice Matteo Mauri («Attacchi preordinati e inaccettabili»). Sta di fatto che a Napoli si è capito che la Camorra vuole dire la sua anche in tema di Covid. Dopo aver terrorizzato la città, i portavoce dei clan hanno chiesto di «confrontarsi» con le istituzioni. Guai a riconoscerli come interlocutori. Sarebbe il peggiore dei virus.



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