Anche Lamorgese ammette il flop della Ue sui migranti

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Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha scoperto l’acqua calda: «Il patto europeo su immigrazione e asilo è un progetto ambizioso, che però presenta delle criticità». Lo ha detto ieri in audizione informale in videoconferenza davanti alla Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato.

Per la titolare del Viminale «è necessario continuare a lavorare con l’Europa con spirito costruttivo, nella consapevolezza che senza il riconoscimento della specificità della collocazione geografica del nostro Paese e delle modalità di sbarco legate ad operazioni di ricerca e soccorso in mare il meccanismo previsto non sarà in grado di produrre risultati adeguati». Per lei, prima «dell’accordo di Malta erano state ricollocate 125 persone, successivamente – grazie al maggior impegno degli Stati membri – ne sono state ricollocate 920. Era un sistema che funzionava, e che si è bloccato anche per l’emergenza Covid che ha rallentato le procedure». D’altronde, era già emerso da un documento della Commissione europea, che dal gennaio 2019 a fine 2020 la ricollocazione volontaria da Malta era stata di 1.179 persone, quella dall’Italia di 1.079, ovvero meno della piccola isola nel Mediterraneo.

Per il ministro «il processo dell’immigrazione non è un processo per cui esistano ricette facili perché non dipende soltanto dal Paese Italia, ma anche dagli altri Stati europei. Serve un approccio differente». Per poi proseguire: «Riteniamo troppo ampio lo spazio discrezionale lasciato agli Stati membri sulla scelta del tipo di contributo di solidarietà a cui vogliono aderire con il rischio di rendere la ricollocazione uno strumento meramente facoltativo, al contrario di ciò che noi abbiamo sempre richiesto».

La titolare del Viminale ha quindi sottolineato: «Il principale motivo di criticità risiede nel fatto che sebbene si dichiari l’intenzione programmatica di superare il regolamento di Dublino, di fatto se ne mantiene inalterato in larga parte l’impianto complessivo, poiché la proposta dell’Ue resta ancorata alla determinazione del Paese di primo ingresso per la definizione dello Stato competente all’esame della domanda di protezione internazionale».

Un meccanismo di redistribuzione «dei migranti tra i vari Paesi europei – ha chiarito quindi – non dovrebbe prescindere da una quota minima obbligatoria, almeno per quelli sbarcati dopo interventi di ricerca e soccorso in mare». Per il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, componente della Commissione Politiche dell’Unione europea e responsabile nazionale del programma di Fdi, «il ministro Lamorgese, nella sostanza, conferma un quadro nel quale la furia immigrazionista del governo Pd-M5S sta mettendo l’Italia ai margini dell’Unione europea, con il rischio concreto di vederci un domani esclusi da Schengen o addirittura dalla stessa Unione europea». Il deputato leghista Nicola Molteni rincara la dose: «L’accordo di Malta sappiamo che è un totale fallimento, mai condiviso né mai ratificato a livello Ue, ma ad oggi l’unica distribuzione dei clandestini avviene nel territorio italiano. Non c’è la rotazione dei porti a livello Ue, ruotano solo i porti italiani e gli sbarchi sono triplicati (oltre 34mila nel 2020) e segnano il totale fallimento nella politica di gestione dei flussi da parte del governo anche a causa della cancellazione dei decreti Salvini».



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