Alan Friedwoman e le tre statuine. Che bello il sessismo di sinistra

Alan Friedman i misogini non li sopporta. È contro ogni maschilismo. Quindi guai a dire che quell’escort riferito a Melania Trump fosse voluto. Solo una cattiva traduzione di “accompagnatrice”, che sbadato, tradurre male può succedere pure a chi sull’Italia scrive libri a gogo e qui lavora da decenni. Guai poi a pensare che anche la parola “accompagnatrice”, tipo cagnolino al guinzaglio, riferita ad una donna sposata, possa comunque essere offensivo e che la toppa sia peggiore del buco. Non sia mai. Alan Friedwoman (rubo la definizione all’amico Marco Gregoretti) come ogni buon progressista prova venerazione verso (quasi) tutte le donne: basta non s’accoppino con Donald Trump.

Ho dovuto guardare più volte il video di Uno Mattina perché non credevo alle mie orecchie. Succede sulla tv di Stato che mentre si tessono le lodi a senso unico del duo Biden-Harris (già candidati al premio Nobel preventivo in stile Obama), Friedwoman se ne esca con una frase così: “Donald Trump si mette in aereo con la sua escort… sua moglie, e vanno in Florida”. Per una “gallina” di troppo Mauro Corona c’ha rimesso la carriera televisiva. Ma questa è grossa: dare della puttana alla First Lady è qualcosa che neppure nei peggiori incubi di Laura Boldrini. Uno s’immagina che a quel punto lo studio televisivo possa venire giù. Grida di sdegno, urla inviperite. Biasimo a destra e reprimende a sinistra. Invece? Invece niente. Prima Friedwoman conclude il suo lungo discorso senza che nessuno osi interromperlo. E solo alla fine la conduttrice Monica Giandotti alza il ditino poco convinta. Troppo poco. “Sei stato molto duro”, sussurra con assoluta vaghezza, “hai detto una cosa molto forte”. Quale? Guai ripeterla, nel caso mettesse in imbarazzo Friedwoman. Lui infatti fa finta di nulla, lei sorride, lui aggiunge – a mo’ di scusa – che pure Melania “è razzista” e lei s’accontenta di un “non è quella la cosa che hai detto, però voglio chiederti un’altra cosa”. Cambiamo discorso, tutto dimenticato. Discorso chiuso.

In studio la Giandotti non era da sola. Dunque a lei va dato almeno il merito di averci provato. Male, ma c’ha provato. Non pervenuto invece Marco Frittella, caduto dal pero. Lo stesso dicasi per il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, quotidiano solitamente starnazzante sul tema. E non s’è mossa neppure Monica Maggioni, ospite in studio, lei che da presidente Rai definì “errore folle, inaccettabile” quando a “Parliamone Sabato” s’elencarono i motivi per cui le donne dell’Est sarebbero perfette da maritare. Al tempo si sentì “coinvolta in quanto donna”. Stavolta invece muta.

Stendo un velo pietoso sulle scuse. Imbarazzanti quelle di Friedwoman, che all’inizio tenta la carta della cattiva traduzione da “accompagnatrice”, poi s’indigna perché “mi sono corretto subito, non c’è da montarci su una questione”. Infine, pungolato con amicizia da Myrta Merlino, la derubrica a “battuta” (usata però già un’altra volta su twitter). Che altro dire? Che se fosse successo in un altro studio, con un altro giornalista, contro un’altra donna (tipo Kamala Harris) negli studi di Uno Mattina avrebbero inviato i caschi blu. I conduttori si sarebbero strappati le vesti in diretta e non avrebbero aspettato la puntata successiva per rimarcare lo “spiacevole incidente” (incidente?!?!) per un “insulto sessista ad una donna” (senza mai citare Melania). Volete un esempio lampante del doppiopesismo radical chic? Laura Boldrini, dico Laura Boldrini, non ha condannato senza processo Friedman. Gli ha lasciato il beneficio del dubbio: “Ci auguriamo sia veramente inciampato sulla lingua come dice”. Quindi “Melania accompagnatrice di Trump” per l’ex presidente si può dire. Capito?

Lezione di Gaia Tortora al doppio standard femminista della sinistra: “Melania non è un’accompagnatrice, è la moglie”. Punto. Non è che solo perché di destra la si può trattare da puttana.



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